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Il letto rovente del desiderio negato

Brick è un trentenne irrisolto e fragile: ex-campione di football, non ha mai superato il suicidio dell’amico Skipper e all’amore per la moglie Maggie, una donna che “ha la vita in corpo”, preferisce la dipendenza dalla bottiglia. In occasione dell’ultimo compleanno del padre-padrone, gravemente ammalato, la famiglia si riunisce nell’imponente tenuta patriarcale: assieme a Brick e Maggie, l’avido fratello maggiore Cooper e l’insopportabile consorte Mae, ansiosi di allungare le mani sulle proprietà del padre e far rinchiudere il prediletto Brick in clinica di disintossicazione.

Sceneggiato da Richard Brooks e James Poe dalla pièce di Tennessee Williams, un altro grande affresco della famiglia americana e del fallocentrismo della cultura sudista. Il film non è invecchiato bene: i toni urlati e la verbosità dell’impianto lo fanno apparire datato e, a parte il cast, il principale motivo d’interesse è la tematica omosessuale sotterranea che spinge per venire a galla, anche se attenuata, mascherata, taciuta per motivi di censura.

Come in “Improvvisamente L’Estate Scorsa”, il personaggio omosessuale è assente: abbandonato da Brick incapace di accettare la propria omosessualità, Skipper si uccide gettando un’ombra indissolubile sulla coppia. Il fatto che Brick respinga sessualmente Maggie provando disgusto per l’esibita sensualità della moglie, rimane un chiaro indizio delle vere motivazioni psicologiche del personaggio, assieme agli occhi blu umidi di pianto di Paul Newman quando confessa la sua responsabilità nella morte dell’amico: “Ma come può uno che annega aiutare un altro annegato? Il mio disgusto per la falsità è solo disgusto per me stesso. Sono un uomo indegno.”

Nella scena dell’edipico regolamento dei conti tra padre e figlio sotto la pioggia battente, Big Daddy rinfaccia a Brick di non essere un vero uomo: “Io ho il coraggio di morire, voglio sapere se tu hai il coraggio di vivere”. L’omosessualità del protagonista è quindi mascherata dietro una più generica incapacità a far fronte alle responsabilità della vita adulta. Ma lo spessore del testo di Williams resta inalterato nella rappresentazione della famiglia come spaventoso luogo di ipocrisie ed avidità, un circo di belve affamate pronte ad urlarsi gli uni contro gli altri rancori, odi e segreti.

Indimenticabile il personaggio di Maggie “la gatta” quando, inutilmente seduttiva, si infila le calze e, come “una gatta su un tetto di lamiera rovente” le prova davvero tutte per riconquistare Brick e resistere su quel tetto “più a lungo che può”.

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