Home > Recensioni > La Giovinezza Di Una Belva Umana

Correlati

Violenza e femminilità: la yakuza secondo Suzuki

Si apre e si conclude con il bianco e nero “La Giovinezza Di Una Belva Umana”, lungometraggio firmato dal regista giapponese Seijun Suzuki e datato 1963, stesso anno di realizzazione di “Ufficio Investigativo 2-3: Crepate Bastardi!”. Il bianco e nero iniziale, messo in contrasto col verde fosforescente dei titoli d’apertura, pone subito lo spettatore in allarme, allarme che prosegue, passando a un colore dalla tinte cupe e dall’accentuato chiaroscuro, con la notizia di un doppio suicidio d’amore. Protagonisti un poliziotto, Takeshita, e una prostituta.

È qui che si inserisce la storia di Joji Mizuno – altrimenti detto Jo – che, sciorinando violenza, coraggio e destrezza, conquista il cuore del capo del clan yakuza Nomoto. Comprendiamo subito che però i suoi scopi sono altri: professando un amore illimitato per il denaro, Jo prende contatti anche con un clan rivale, trasformandosi così in un abile doppiogiochista. Ma anche questa è una facciata: la sua meta è la verità sulla morte di Takeshita, a cui Jo era particolarmente legato.

Rispetto a “Ufficio Investigativo 2-3″, “La Giovinezza Di Una Belva Umana” presenta un grado di violenza che spesso sfiora il raccapricciante, sia con ciò che viene mostrato sia con ciò che è – fortunatamente – soltanto lasciato intendere. Laddove il sangue non veniva neppure rappresentato, qui invece scorre a fiotti. Accantonata l’ironia, in questa pellicola, lo yakuza fa davvero sul serio. E così fanno le donne, vere protagoniste di ogni film di Suzuki. E ora in particolar modo, dal momento che ogni personaggio maschile è caratterizzato proprio dal suo rapporto con l’altro sesso: chi, sognando un rapporto reale, palpa le curve di una statua; chi, figlio di una lucciola, preferisce gli uomini e gestisce il giro della prostituzione; chi ancora bacia con passione la sua gatta domestica.

Intenso e violento, “La Giovinezza Di Una Belva Umana” mostra – specie se paragonato ad altre pellicole di Suzuki – la versatilità e il talento di un regista, per noi occidentali, tutto da scoprire.

Scroll To Top