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Garrel a Venezia, gli anni 60 non sono mai finiti

Philippe Garrel torna a Venezia con il suo nuovo film, e divide (come al solito) aspramente la critica. Per il cineasta francese gli anni Sessanta non sono mai terminati.

Attenzione, il film è ambientato al giorno d’oggi, ma in realtà siamo in una realtà parallela dove il Maggio francese dura ancora, solo che l’attivismo politico si è trasformato in esistenzialismo distaccato. Il magnifico bianco e nero illustra una storia d’amore, o meglio due persone che si amano per un certo periodo del film (e della loro vita). Niente di più e niente di meno.

Il protagonista di “La jalousie” è ancora una volta il figlio del regista, Louis, che abbiamo conosciuto in “The Dreamers” di Bertolucci. Da quel film sono ormai passati quasi dieci anni, ma il ragazzo sembra sempre lo stesso, anche esteticamente, sempre in posa a favore di macchina da presa e sempre perfettamente abbigliato alla moda parigina (del ’68, però). È forse proprio lui la cosa che funziona di meno, perché Anna Mouglalis è bella e brava con la voce roca che è puro cinema, e anche i comprimari fanno la loro parte (su tutti la figlia di Garrel nella finzione).

Poco più di un’ora e un quarto in cui vediamo un dongiovanni impenitente che inizia da carnefice e finisce da vittima col cuore spezzato. Ma quanto gira bene Garrel padre…

Se non siete cultori e amanti degli anni Sessanta e, in particolare, della Nouvelle Vague, se non siete un po’ snob (anche se non volete ammetterlo), se al cinema volete storie ed emozioni forti e non vi basta assistere a della vita vissuta ben fotografata, non andate a vedere questo film. Per tutti gli altri sarà uno di quei piccoli piaceri che rendono migliore la vita, come un bicchiere di buon vino. Rigorosamente del ’68, però.

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