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Senza lieto fine

Facile dirlo ora a risultati acquisiti, ma era abbastanza scontato che “La Jaula de Oro” avrebbe fatto incetta di premi alla 43esima edizione del Giffoni Film Festival. Cinema di livello superiore, semplicemente, pur nel contesto di un concorso di qualità media molto elevata. La giuria della categoria Generator +16 non ha avuto nessun dubbio, non c’è bisogno di essere esperti del settore per essere conquistati da questa meravigliosa e al contempo terribile storia, che accade e si replica quotidianamente nella realtà.

Juan, Sara e Samuel partono dal Guatemala verso gli USA, con l’obiettivo di entrare a qualunque costo nel ricco Nordamerica per iniziare una nuova vita. Durante il viaggio, attraverso delle immagini iperrealiste che non risparmiano nulla allo spettatore, i nostri tre protagonisti si scontreranno con la dura realtà dei territori di confine, tra trafficanti e truffatori. Durante il viaggio a loro si aggiunge Chauk, indio guatemalteco, che si metterà subito in competizione con Juan, prigioniero del mito western ed epigono del protagonista de “Il cavaliere della valle solitaria” Shane, anche per contendersi il cuore di Sara.

OneLouder

Fuga da una triste realtà di miseria per poi trovarsi imprigionati in una “gabbia dorata”. È il senso dell’ineluttabile che accompagna tutta la pellicola a sconcertare: non esistono vie di fuga, non è possibile affrancarsi dalla condizione sociale in cui tutti ci troviamo casualmente quando nasciamo. Ed è questo un filo conduttore che attraversa molte pellicole del Festival. Il conflitto cowboy-indiani si ripete lontano dagli Usa replicando nella realtà stilemi solo cinematografici. Raramente abbiamo visto un personaggio principale con un destino così tragico come quello della povera Sara: ma la realtà è così, senza lieto fine.

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Contro

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