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  • La Maglietta Rossa

    Diretto da Mimmo Calopresti

    Data di uscita: 27-01-2009

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Così il tennista Adriano Panatta sfidò Pinochet

Cile, 1976: finale di Coppa Davis. Una giornata particolare. Adriano Panatta, campione internazionale di tennis, indossa una maglietta rossa e convince il suo compagno di doppio Paolo Bertolucci a fare altrettanto. Niente di strano, se non fosse che il Cile degli anni ’70 era soffocato dalla dittatura del generale Pinochet, che tra il rosso e il nero forse preferiva il nero.

“Un gesto provocatorio, più che politico”, spiega Panatta. Difficile non credergli, dal momento che sulla maglietta rossa non c’erano falce e martello, ma il logo della Fila, che non è esattamente un simbolo comunista. I problemi, per Panatta, non finivano in Cile, anzi incominciavano in casa, in Italia, teatro di una durissima campagna contro la Coppa Davis in Cile, organizzata dal mondo intellettuale della sinistra – quando questa era capace di suscitare argomenti di dibattito che costituivano dei punti di riferimento fortissimi per l’orizzonte culturale italiano.

Panatta era partito dall’Italia con ancora nelle orecchie lo slogan “Pinochet sanguinario, Panatta milionario”, gridato alle manifestazioni di piazza. Persino Domenico Modugno si era mobilitato contro di lui. A difenderlo, a sorpresa, Enrico Berlinguer, che sosteneva: andate in Cile e vincete, non lasciate che il titolo vada ai cileni, la vostra vittoria sarà il riscatto di tutti contro il regime di Pinochet. Così fu.

In questo documentario, grazie ad un’intervista sul campo (da tennis) a Panatta, al sapiente montaggio di immagini di repertorio e musiche originali, Mimmo Calopresti continua il suo discorso sul clima politico e culturale in Italia, affrontandolo questa volta da una prospettiva originale, quella dello sport.
Un documentario impegnato, che è anche un ritratto di un nobile tennista, del suo modo di vedere lo sport, delle sue vittorie e delle sue delusioni, delle sue rivalità e delle sue amicizie, una su tutte quella con Paolo Villaggio, e poi Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman, giocatore di tennis competitivo ma non troppo talentuoso, tanto che una volta, racconta Villaggio, pagarono – chi, fortunatamente non l’ha detto ma era lì lì - per farlo vincere.

OneLouder

Calopresti è un ottimo documentarista, ha la capacità di essere “impegnato” senza porre la politica in primo piano. Qui è lo sport a dare una lezione di vita, attraverso la voce di uno dei suoi “grandi saggi”, che regala una frase significativa: “Perdere è un po’ come morire, non si può tornare indietro.”
Anche la descrizione dello “stato di grazia” in cui entra un professionista di talento, un creativo per la precisione, quando fa quello di cui è appassionato (in questo caso il tennis, appunto) ha valenza universale, un sapore di verità prezioso.
Dovrebbero farlo vedere nelle scuole.

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