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  • La Meglio Gioventù

    Diretto da Marco Tullio Giordana

    Data di uscita: 20-06-2003

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Tutto è bellissimo, finché dura

Melodramma familiare e saga generazionale che si dipana per cinque decadi, toccando alcuni degli avvenimenti chiave della storia italiana dagli anni ’60 ai giorni nostri.
Sandro Petraglia e Stefano Rulli compiono un ammirevole sforzo incrociando nella sceneggiatura le vicende della famiglia Carati all’alluvione di Firenze, agli anni di piombo, alla strage di Capaci, condensando la trama in 400 minuti densi di significati. Gli avvenimenti storici restano sullo sfondo, solo alcune tematiche sociali vengono portate in primo piano e affrontate di cuore (come la condizione dei malati mentali negli ospedali psichiatrici). Sono i dolori dei fratelli Matteo (Alessio Boni) e Nicola (Luigi Lo Cascio) i veri protagonisti, entrambi giovani e promettenti studenti, provenienti da una famiglia borghese, idealisti, si fanno carico di una nobile missione: aiutare Giorgia (Jasmine Trinca) a scappare dalla reclusione psichiatrica. Con brio ed eleganza nei primi tre episodi M.Tullio Giordana riesce a mostrarci come la violenza sia tristemente bipartisan, come a partire da stessi ideali si possano fare scelte contrastanti (Matteo opta per la carriera militare, Nicola per l’impegno civile), che le decisioni sono difficili, che la vita è bella ma terribile. Matteo vede sfaldarsi l’esistenza tra le mani, troppo intelligente e sensibile, incapace di trovare un bandolo nella meschinità che lo circonda, si rifugia nella certezza delle regole militari, deludendo gli altri e se stesso. Nicola stringe i denti fino all’ultimo, tra lutti, delusioni e un matrimonio in fallimento, dimostrando che saggezza e buonumore sono quanto basta per arrivare al traguardo con la testa ancora sulle spalle, traguardo che in questo caso è uno pseudo lieto fine telefonato per tutto il quarto episodio, il capitolo meno riuscito e la pecca più grossa dell’opera (insieme alla profusione di coincidenze improbabili e a Riccardo Scamarcio fuori ruolo).
Bravi gli attori principali, premiati con un buon successo di pubblico e critica; numerosi i riconoscimenti, tra i quali “Un Certain Regard” a Cannes. Lotte politiche, risate e lacrime (difficile trattenerle a metà del terzo episodio) sono accompagnate da musice immortali come “House of the rising sun” degli Animals, “Who Wants to Live Forever” dei Queen, “Suzanne” di Leonard Cohen (ma i Deep Purple all’autoradio sono un anacronismo). Giordana coinvolge in un delizioso amarcord che sfuma la veracità italiana a macchietta e si concentra su problematiche umane e ideologiche, strappandoci dalla mondanità e trascinandoci a braccetto con i protagonisti in almeno tre ore di sentimenti veri, quanto di meglio sa fare il buon cinema.

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