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Horror, the e pasticcini

Per un film di suspense, quello di smascherare quasi da subito l’enigma forse non è da considerare come un difetto tanto grave: anzi, si potrebbe quasi sostenere che il vero maestro, anche rivelando fin dall’inizio l’arcano, sa mantenere la tensione dello spettatore, a patto che questi sia forzato ad immedesimarsi nell’ignaro protagonista.

Un po’ più grave, forse, è che un film del terrore (o horror che dir si voglia) non faccia poi tanta paura. Se poi il film ci illude di farci vivere un allucinante racconto di Edgar Allan Poe (sì, ma quale?), la delusione è quasi garantita.
D’altra parte, “La morte nera” è in buona compagnia, perché Poe è stato portato sullo schermo innumerevoli volte, con esiti però raramente soddisfacenti.

Abbastanza curiosamente, poi, il cinema contemporaneo si è dimenticato quasi completamente di Poe, preferendogli il racconto ottocentesco inglese (Mary Shelley e Bram Stocker, per intenderci). Non è quindi forse un caso che anche questo racconto sia stato trapiantato in un’ambientazione molto inglese, protagonisti Sir Richard Fordyke (John Turner), la sua nuova moglie (Heather Sears), e un mistero che li accoglie al loro ritorno nella tenuta di famiglia. E l’ambientazione gotica inglese probabilmente esigeva come titolo “La Morte Nera” (“The Black Torment” nella versione originale inglese) che promette cimiteri pestilenziali, ma che male si accordano col clima da thè delle cinque che regna nella maison dei Fordyke.

OneLouder

Il film horror ideale da gustare con la vostra vecchia zia.
Un solo mistero potrebbe sopravvivere a turbare i vostri sonni: cosa c’entra la prima scena col resto del film?

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