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C’è del marcio in polizia

Che ci fossero poliziotti onesti e poliziotti corrotti lo sapevamo da tempo. Metri e metri di pellicola cinematografica ce lo hanno raccontato, in più di un caso in modo memorabile. La cosa però non ha impedito al regista-sceneggiatore David Ayer di aggiungere il proprio contributo e dire la sua al riguardo. L’esito è un film, “La Notte non Aspetta” (“Street Kings” in originale), che conferma la tendenza del regista di Los Angeles a prendere tematiche scottanti e ampiamente perlustrate dal cinema americano, come pretesto per regalarci due ore di spettacolare e (in)sana violenza a ritmo di musica hip hop. Lo aveva già fatto nel suo primo film “Harsh Times – I Giorni dell’Odio”, dove il tema della vita del veterano di guerra forniva al personaggio di Christian Bale ogni pretesto per sfogare la sua aggressività psicotica. E in questo secondo film da regista Ayer non si smentisce: per arrivare alla illuminante rivelazione finale, “siamo tutti delinquenti“, dobbiamo assistere alle disavventure del povero e ignaro detective Ludlow (un bolso Keanu Reeves), unico poliziotto onesto della sua squadra, inzuppate in abbondante succo di pomodoro (il nostro ha a che fare con gente che “se non c’è da scopare, rapinare e uccidere a loro non interessa“) e farcite di banalità e dialoghi imbarazzanti sul ruolo del bene e del male (il momento più profondo è questo scambio di battute tra Ludlow e la sua ragazza: “Dal male può nascere il bene” “no, dal male nasce solo il male“).
Come ogni buon thriller urbano che si rispetti, anche questo presenta la sua bella trama fitta e complicata, meno male che siamo a Hollywood e ogni tanto arriva l’immancabile spiegazione del personaggio di turno, il quale parla a nome di sceneggiatori che credono di avere a che fare con una platea di bambini sotto i sei anni. Al momento di arrivare all’immancabile showdown finale, però, le risate si trattengono a fatica, quando il capo più corrotto dei poliziotti più corrotti di Los Angeles, il re dei segreti di tutti gli Stati Uniti confessa: “Non credevo ci fosse tanto marcio nella mia squadra“.
Essì che la sceneggiatura è tratta da un testo di James Ellroy, le cui storie in altre mani hanno dato esiti più che dignitosi (“L.A. Confidential”, “The Black Dahlia”).
Tutto sommato i più soddisfatti saranno i fan di “Doctor House”: Hugh Laurie, il dottore della fortunata serie tv, è il più convincente nei panni del capo della squadra di poliziotti puliti, il quale calerà come un deus ex machina a trarre fuori dalla catastrofica resa dei conti il buon Ludlow, in un salvifico seppur amaro finale. Non a caso il suo personaggio fa la prima apparizione nella corsia di un ospedale, citazione che è uno dei momenti più raffinati dell’intero film.

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