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Tra fede e ironia

Gianni Dubois è un regista italiano in crisi che non riesce a scrivere un soggetto originale e che viene ingaggiato “sotto ricatto” da un paesino toscano per dirigere la rappresentazione della Passione di Cristo il giorno di venerdì Santo. Così si ritrova a trascorrere una settimana nella Toscana più profonda nel tentativo di mettere in piedi una sorta di via Crucis dove spicca un pessimo quanto vanitoso attore locale nella parte di Cristo.

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Tra le righe emerge una sfumatura un po’ amara che è quella della religione, del rapporto tra la gente e la sacralità. Il film è arricchito dalle straordinarie interpretazioni di un cast dal grande valore artistico in cui spicca un esilarante Silvio Orlando e poi Stefania Sandrelli e Corrado Guzzanti che aggiungono pepe e ironia alla storia. Bravo anche Giuseppe Battiston nella parte di un Cristo con qualche chilo di troppo. Ma in fondo come si evince da una battuta del film “anche Cristo adesso sarebbe stato grasso”.
Il rischio di approcciarsi a una storia del genere, all’eterna conflittualità tra uomo e fede, era quello di scadere nella banalità. Ma Mazzacurati l’ha saputo evitare, regalando più di una risata agli spettatori e riuscendo a delineare la realtà quotidiana, con tutti i suoi problemi, con semplicità, senza retorica. Da non trascurare, infine, un altro aspetto: che il film, cioè, riesce sì a far ridere ma senza cadere sulla volgarità. E il pubblico ha dimostrato di apprezzare con un lungo e scrosciante applauso alla fine della proiezione.
Scenografia caratteristica, molto curata e mai eccessiva che ci aiuta a entrare nel contesto e nel profondo del film. La pellicola non delude insomma le aspettative del pubblico.

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