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Magnani made in Hollywood

Siciliana trapiantata in Florida, Serafina delle Rose è così pazza d’amore per suo marito Rosario, che vive all’oscuro dei suoi tradimenti e delle sue attività illecite. Quando lui muore in un incidente, si chiude in un disperato, scontroso isolamento per difendersi dai pettegolezzi del paese e conservare intatta la memoria del marito. La sua riluttanza ad affrontare la realtà finisce col coinvolgere il rapporto con la figlia, ma l’arrivo di Alvaro Mangiacavallo, gioviale e squattrinato, le farà riacquistare il sorriso e la fiducia nella vita.

Convenzionale adattamento cinematografico della pièce scritta da Tennessee Williams nel 1951 appositamente per la Magnani. Il film di Daniel Mann riuscì a strappare 3 premi Oscar, tra cui quello per la miglior attrice, ma risente di una pesante impostazione teatrale sia nella messinscena che nella direzione degli attori. Costruito sulla fisicità febbrile della Magnani, “La Rosa Tatuata” è lontano dai temi tipici del mondo williamsiano, ma ne conserva lo slancio lirico e la cupezza dei momenti drammatici.

Chiamata a Hollywood, Anna Magnani fa Anna Magnani e divora la scena da autentica primadonna mediterranea e passionale. La fierezza, la fede religiosa, la cieca devozione alla memoria del marito sono gli aspetti principali che definiscono l’italianità della protagonista, assieme alla fisicità espansiva e teatrale dell’attrice. La Magnani incarna lo stereotipo della donna italiana per eccellenza e rende credibile il viaggio emotivo della protagonista attraverso le sue mille declinazioni: moglie innamorata e gelosa, vedova inconsolabile, madre possessiva, strega furente, consumata commediante e matura seduttrice.

A Burt Lancaster è affidato il compito di alleggerire la drammaticità del testo e portare il racconto sul terreno della commedia, ma la clownerie del personaggio suona forzata. Sua, però, la battuta più bella, quando cerca di sciogliere il cuore di Serafina ancora chiuso nell’urna del marito: “Io so che cos’è che riscalda il mondo, che cosa ci dà l’estate. So cosa fa fiorire le rose e fa fare i frutti agli alberi”.

Ingenuo e ridondante il gioco linguistico legato al ricorrere della parola rosa come motivo iconografico e come nome di persona, ma molto poetica l’idea del tatuaggio che da un misterioso uomo senza volto si diffonde e contagia tutti gli altri personaggi come simbolico marchio di una passione travolgente e selvaggia.

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