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Anti-western di ascendenza beckettiana

Un lungo inseguimento, in un percorso che sembra lineare eppure è racchiuso in un circolo.
Il personaggio interpretato da Oates è inseguito, ma in realtà si vuole fare inseguire; lo stesso Oates, che poi accompagna Perkins (la donna) nell’inseguimento, viene inseguito; e ciascuno risponde a una volontà superiore, al solito Fato indiscutibile. In un film che risulta il più beckettiano di Hellman, quello in cui le tracce dell’assurdo sono più evidenti; forse perché lo spettatore, a propria volta, segua il regista.

Anche qua, come in “Le Colline Blu”, Hellman piega inoltre al suo discorso personale la struttura, gli stilemi e i modi del western, che risultano erosi e svuotati più per conseguenza del suo beckettismo che per scelta programmatica.
I quesiti e le domande che Oates rivolge alla donna e che, pure non trovando risposta, non cambiano il fluire degli eventi; la dabbenaggine eccessiva dell’amico di Oates; l’essenza stereotipa del killer che insegue Oates, la donna e l’amico … Sono tutti elementi che, insieme a molti altri, corrodono il western dall’interno, nella sua mitologia, benché non vogliano fare a meno delle sue caratteristiche e della sua qualità di genere.

OneLouder

Superato il primo impatto di smarrimento, tra inquadrature ravvicinate, montaggio volutamente confuso di particolari, apparente grossolanità di narrazione, il film lascia trovare il suo verso, in un crescendo che, sebbene fuorviato dai tempi dilatati, trova la sua maestosa conclusione nel ralenti (in realtà un multiple frame printing) finale.

Pro

Contro

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