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Quattro risate in compagnia

Il problema del debutto alla regia cinematografica di Jeff Lowell è che le risate a cui “La Sposa Fantasma” ci costringe sono proprio quattro, né più né meno. Un paio, poi, ce le giochiamo proprio nei primi minuti, sviluppando la sensazione – in seguito smentita – che si possa trattare di una commedia piuttosto povera dal punto di vista di plot, scenografia e interpretazione, ma comunque gradevole, in particolare grazie alla carica comica di Jason Biggs (“American Pie”) e all’insopportabile petulanza di Eva Longoria Parker (“Desperate Housewives”).

La comicità che fa da sfondo alle romantiche vicende di “La Sposa Fantasma” esaurisce, però, molto presto il suo impulso, lasciandoci in mano alla prevedibilità di una sorta di sitcom spogliata della verve che dovrebbe contraddistinguerla. Le vicende si sviluppano in gran parte in interni addobbati in modo poco credibile e per mezzo di pochi personaggi, spesso alle prese con dialoghi a due. Da questi incontri escono vincitrici le interpreti femminili, ben caratterizzate nella parte della fastidiosa sposa fantasma (Eva Longoria Parker, nei panni che più le si addicono) e della pazza e sconclusionata veggente (Lake Bell). D’altro canto, l’oggetto del contendere sentimentale delle due, Paul Rudd, sembra poco più che impassibile, così come un Jason Biggs sottotono, che può sfoggiare soltanto in un paio di occasioni la sua demenzialità contagiosa.

Privati, dunque, di un effetto comico a valanga, viene a mancare anche l’ultimo possibile collante tra i buoni accenni forniti dal soggetto e dai personaggi, che fungono dunque soltanto da parziale ancora di salvezza per un film che manca sicuramente di risorse economiche, ma altrettanto della capacità di sfruttare le poche che vengono messe in gioco. Rimangono così scoperti ed evidenti numerosi e sostanziali vuoti, ben più del classico mezzo bicchiere.

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