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La vendetta nel cuore

Quasi un esercizio, quasi una rivalsa sul maestro. La sposa in nero sembra una ripresa di temi hitchcockiani, ma sorpassati. Caratteri smascherati e suspance adoperate per quello che sono.
Julie Kohler sfugge ad un suicidio, ma dopo di esso il desiderio di morte cade sugli uomini che frequenterà. Il giorno del fidanzamento spinge nel vuoto, da una terrazza, Bliss, il primo della nera collezione di Julie. Tocca poi a Coral, avvelenato. Mentre per Morane trova più opportuno un soffocamento, dopo giorni passati chiuso in uno sgabuzzino.
Un’analisi psicologica della donna attraverso paure, traumi o desideri repressi viene accontentata dal suo passato. Il giorno del suo matrimonio, il marito viene ucciso da una pallottola sparata per gioco da alcuni amici appassionati di armi. Tra loro i tre amanti tragicamente finiti per sua mano. Ma ne mancano ancora due…
Bernard Herrmann accompagna, con una perfetta colonna sonora, questa storia di vendetta e passione di una donna che tanto ricorda la Diana cacciatrice, e ispirata al romanzo omonimo di Cornell Woolrich. Due piani sovrapposti quelli della donna: gelida fuori, ma ardente di passione dentro. E ben rende l’opera questo senso di rincorsa che a fatica provano le due parti. Un inizio che non svela niente. Una seconda parte piena di ritrovi, suspance e memorie da brivido.
Ancora una volta Truffaut si rivela abile narratore e scrupoloso conoscitore dell’animo, quello umano, ancora una volta di una donna. Quello non proprio, ma che da scienziato della camera da presa porta sul grande schermo con distacco essenziale per la verità. Non se ne può fare a meno, François lo sa bene.

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