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  • La Terra Dell’Abbondanza

    Diretto da Wim Wenders

    Data di uscita: 10-09-2004

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Un ritratto amaro

La tragedia dell’11 Settembre filtrata attraverso la poetica di Wim Wenders: Lana, giovane ragazza americana di recente ritorno come volontaria dalla Palestina è decisa ad incontrare l’unico suo parente in vita, lo zio Paul, di cui lei ha ricordi molto vaghi, legati alla propria infanzia; Lana lavora in una missione religiosa e nel frattempo cerca di contattare lo zio, di cui possiede una fotografia ed un numero telefonico. Dopo qualche riluttanza i due si incontreranno: Paul si rivelerà un reduce della guerra del Vietnam paranoico e xenofobo che passa le giornate a bordo del suo furgone attrezzato con dispositivi paramilitari (videocamere, radar etc.) alla ricerca di potenziali terroristi dai tratti arabeggianti. L’omicidio di un immigrato arabo unirà zio e nipote nella ricerca del suo assassino: se questa esperienza non cambierà radicalmente le loro idee e prese di posizione, quantomeno stabilirà una conoscenza e un nuovo rispetto reciproco.

Come già sperimentato in “Buena Vista Social Club”, il regista snellisce al massimo i tempi e i costi di ripresa facendo uso della tecnologia digitale: Wenders spiegherà che il suo bisogno di raccontare doveva essere il più possibile rapido, e il risultato gli dà ragione. il regista sembra infatti dare il meglio di sé quando ha la possibilità di controllare strettamente l’andamento dei suoi film, vale a dire quando il budget è limitato. Il titolo originaledel film, “Land Of Plenty”, è preso a prestito da una canzone di Leonard Cohen, che Wenders ascoltava in continuazione durante le riprese, a dimostrare come il cinema di questo autore derivi marcatamente da sensazioni, spesso in primo luogo musicali. L’ironia amara di questa scelta suscitò alcune reazioni infastidite alle proiezioni negli USA.

Il ritmo è costante e la storia fila, anche se di certo non brilla per originalità; con il suo finale aperto e non definitivo “La Terra Dell’Abbondanza” lancia un messaggio dimesso ed onesto: sarà il lungometraggio conclusivo dedicato agli Stati Uniti?

OneLouder

Siamo negli outskirts di Los Angeles, la city of quartz che Mike Davis aveva descritto agli inizi degli anni ’90, la città-ghetto, impenetrabile e ossessionata dal mito della sicurezza e del controllo: Wenders ci aggiunge le conseguenze dell’attentato alle Twin Towers per descrivere (con i suoi occhi di europeo, ammaliato e deluso dagli USA) l’insicurezza degli americani. Il regista lo rivelerà in una intervista: il suo è un racconto dalla parte degli americani, il cui ritratto impietoso non è mai crudele; Wim Wenders racconta un’America (ancora una volta!) che si è accorta di non essere più ben vista dal resto del mondo, senza consenso. Il film che ne risulta è ovviamente politico, ma delicato contemporaneamente, silenzioso si potrebbe dire.

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Contro

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