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La tragedia della comunità

La terra oltraggiata del titolo è quella di Pripyat, una placida cittadina ucraina trasformata in un luogo di vuoto e di morte dall’esplosione avvenuta il 26 aprile 1986 nella vicinissima centrale nucleare di Chernobyl.
Anija (Olga Kurylenko) perde il marito accorso come vigile del fuoco sul luogo dell’incidente il giorno stesso del loro matrimonio. Valerij perde il padre e, allontanato forzatamente dai luoghi d’origine, resta disperatamente attaccato ai ricordi del passato.

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Il disastro di Chernobyl raccontato da Michale Boganim in “La Terre Outragée” (nel calendario della Settimana della Critica alla 68. Mostra del Cinema di Venezia) appare come una tragedia che colpisce una comunità prima ancora che i singoli, una tragedia in cui la sofferenza più insopportabile non è la malattia e non è la morte ma la sensazione di aver perduto una parte di se stessi, di essere stati derubati della propria patria, della propria terra, appunto, che nonostante tutto non si vorrebbe mai lasciare.
Sono i lunghi sguardi dedicati ai paesaggi e l’appassionata cura dell’autrice per la composizione delle inquadrature, per la resa fotografica delle immagine e per la musica a raccontare l’amore e la nostalgia per la bellezza di una terra perduta.

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