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Non proprio una trilogia

Terza madre e anche terzo tassello di una trilogia – quella, appunto, delle cosiddette tre madri – che Dario Argento cominciò nell’ormai lontanissimo 1977 con lo splendido “Suspiria”. Poi fu il turno di “Inferno” e infine (ora in home video, ma il film uscì nelle sale la notte di Halloween del 2007) de “La Terza Madre”.
Storia in breve: il ritrovamento di un’antica urna porta alla rinascita di una potentissima strega, Mater Lacrimarum, la quale, sprigionate tutte le sue energie, dissemina il terrore per le strade di Roma. Toccherà a Sarah – l’adorabile Asia Argento – sconfiggerla e salvare l’umanità.
Sfatiamo subito un falso mito, sfruttato commercialmente per lanciare questa nuova pellicola di Dario Argento. La trilogia, in realtà, non esiste. Tutto è, come si suol dire, tirato per i capelli… Certo, la cattiva di “Suspiria” è una strega, così come la sexy Mater Lacrimarum interpretata da Moran Atias, ma le tre madri, al centro dello psicologico “Inferno”, in realtà non sono streghe, come è ben specificato nell’ultima sequenza del film, bensì una rivisitazione crepuscolare delle tre parche di classica memoria.
Addentrandoci poi nei meandri orrorifici de “La Terza Madre” va immediatamente specificato che il film va preso per quello che è: una fiaba contemporanea. Dario Argento – il cui declino artistico è un po’ sulla bocca di tutti, spesso in modo non del tutto giustificato – propone un vero e proprio splatter (adesso ancora di più nell’edizione integrale home video) in cui poco contano la sceneggiatura o l’equilibrio. Al centro c’è invece l’arcano terrore infantile di non sapere bene cosa e come si diventerà da grandi, trasportato questa volta su un piano differente: la socialità. Il nostro Dario riesce nell’impresa – non da tutti – di spargere l’orrore per le strade e non all’interno delle classiche quattro mura: stazioni ferroviarie, quartieri romani, librerie. Come a dire: il terrore è tra la gente, tra di noi, nella nostra vita trasformata in desiderio irrefrenabile di volgarità. E ce la fa, nonostante evidentissime cadute di stile.
Dario può tutto. Il coraggio non gli manca, anche quello di andare a ripescare – e per molti rovinare – due film come “Suspiria” e “Inferno”, già oggetto di venerazione tra i fan.
Promosso, quindi, anche se non proprio a pieni voti…

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