Home > Recensioni > La Vendetta Del Ragno Nero

” Sei tu il Maestro di Chiavi?”

È il 1958. Una bionda liceale americana si preoccupa quando, la sera del suo compleanno, il papà non torna col regalo promesso. Anzi, non torna proprio del tutto. Il saggio fidanzato di lei cerca inutilmente di convincerla che è probabile che sia fuggito con l’amante. Contro ogni pronostico, si scoprirà che invece è stato divorato da un ragno gigante. Assieme a molti altri padri di famiglia che si credeva avessero preso il volo, a giudicare dalla quantità di ossa accumulate nella tana dalla bestiaccia.

La polizia uccide la tarantola puttosto facimente. Lo scenziato locale fa presente che bisogna portarne il corpo in paese ed esaminarlo, se si vuole scoprire cosa ha provocato la mutazione ed evitare che il prossimo fortunato sia, poniamo, uno scorpione. Un ragionamento di puro buonsenso. Che porterà a una strage di civili.

“La vendetta Del Ragno Nero” è degli anni ’50 e si vede in tutto, a cominciare dalla recitazione. Ma ha qualcosa di molto poetico. Probabilmente è la freschezza della storia dell’invasione degli insetti giganti, sfruttata ancora pochissimo e che poi ci avrebbero rifilato in tutte le salse.

Piuttosto che tanti cloni, tanto vale vedersi uno degli originali.

OneLouder

Gli appassionati di Tim Burton non potranno vederlo senza pensare a un regista alla Ed Wood che spia con soddisfazione dietro le quinte. E gli appassionati di Ghostbuster salteranno sulla sedia, quando vedranno i protagonisti usare due cavi dell’alta corrente a mò di fucili protonici.
Sarà un caso che nel 2001 Dan Akroyd abbia recitato in un altro “Earth vs. the Spider”? Secondo me no. Però nel remake si capisce da dove spunta il ragno. Nell’originale no. Ed è davvero un peccato.

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