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Chick flick all star

La chick lit è fonte infinita di ispirazione cinematografica almeno dai tempi del “Diario di Bridget Jones”: amori impossibili in situazioni quotidiane, una versione riveduta, corretta e spesso poco interessante di “Orgoglio E Pregiudizio”.
Forse inserire “He’s Just Not That Into You” nel filone è un po’ ingeneroso – decidete voi se nei confronti del libro o del filone stesso. Fatto sta che, grazie alla sapiente regia di Ken Kwapis, il manuale ispirato a “Sex And The City” vede la luce sotto forma di polpettone fintosentimental-cinico-smaliziato per donne sole e desiderose di una serata in pantofole a divorare gelato e piangere sulle proprie sfighe sentimentali.

Per mascherare la pochezza di idee e messaggi, Kwapis decide di puntare sulla carta dell’All Star Game e chiama alla sua corte un cast formidabile: da Jennifer Connelly a Justin Long, da Jennifer Aniston a Ben Affleck, senza dimenticare la solita, splendida Scarlett Johansson. “La Verità È Che Non Gli Piaci Abbastanza” diventa così una parata di bei visi condita da battute che vorrebbero essere taglienti ma che puzzano di muffa, un’esibizione di talento recitativo al servizio di una trama inutilmente intricata e liberamente ispirata alle “Relazioni Pericolose”. Così, dopo due ore di lui che ama lei ma in realtà pensa all’altra e l’amica della sorella che si sposa con un tizio dopo aver mollato l’amico del cugino del fratello ci si ritrova in mano gli stessi personaggi iniziali, uguali a loro stessi eccezion fatta per il fatto di avere un partner diverso.

L’idea di mescolare quattro storie parallele e farle convergere e cozzare è vecchia come il mondo, e se trattata con gusto può essere divertente ancora oggi. Il problema è che in “LVÈCNGPA” l’idea è mal sfruttata, allungata come un brodo, assemblata senza gusto e tutto sommato noiosa. Il particolare peggiore in assoluto, comunque, è il modo in cui il film prova a darsi un tono introducendo ossessioni e drammi familiari assolutamente fuori luogo.
In ogni modo, se volete godervi due ore di bei fighi e belle gnocche siete i benvenuti. Resta il fatto che il cinema è altro.

Gabriele Ferrari
[PAGEBREAK] Lezioni di comunicazione… amorosa

È tutta una questione di segnali. Più o meno correttamente interpretati. Infatti a ben pensare questo film dal titolo allo stesso tempo accattivante e minaccioso (come non temere la solita commediola stinta e un po’ scema) potrebbe essere letto anzitutto come un saggio, o meglio un manuale da inserire in un corso di comunicazione. Amorosa. Se lui non ti chiama, o non ti sposa, o va a letto con un’altra “La Verità È Che Non Gli Piaci Abbastanza”, film che fa parte di quella serie di commedie-manuali di istruzioni per giovani donne single, che ultimamente hanno un discreto successo.

In principio era “Sex And the City”. Il riferimento è particolarmente calzante visto che il film di Ken Kwapis è ispirato al libro omonimo scritto a quattro mani dagli sceneggiatori di “Sex And the City”, e subito diventato best-seller. La trama è un intreccio di peripezie sentimentali di un gruppo di ventenni-trentenni di Baltimora: all’ingenua Gigi piace Conor, che però ama Anna, che va dietro a Ben, il quale è sposato con Janine… Più un altro paio di case histories, storie esemplari che parlano a tutti, e partono tutte dal vecchio assunto ma eternamente attuale: l’unione perfetta tra uomo e donna è un’utopia, o, per dirla nel linguaggio del film, “un’eccezione“.

Ammesso che l’anima gemella esista, cercarla è un percorso difficile e accidentato. A ben guardare poi il trucco per trovarla è proprio non cercarla, ed è questa la morale di un filmetto agromantico il cui punto di forza (perché ce l’ha) sta più nell’agro che nel romantico. Va dato atto che il prodotto è ben confezionato e il cast pluristellare (Ben Affleck, Jennifer Aniston, Drew Barrymore, Jennifer Connelly, Scarlett Johansson sono i big) è molto a suo agio. Nel complesso l’ingranaggio è ben oliato da una sceneggiatura brillante, e i dialoghi non sono scontati. Si parla dell’amore ai tempi delle barriere digitali/elettroniche, delle pari opportunità e dell’ossessione da horror vacui di certe signorine in carriera che non vedono l’ora di accasarsi.

Bel ritmo, peccato che nel finale il romantico prenda il sopravvento sul realistico/caustico e sfoci in soluzioni deludentemente rassicuranti, con tanto di predicozzo a chiudere la lezione di comunicazione amorosa.

Francesca Ippolito

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