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La Versione Di Barney

101 modi per (non) interpretare Mordecai Richler

Barney Panofsky, canadese, è l’ebreo tipico della letteratura: cinico e intrattabile, con il vizio piuttosto accentuato dell’alcol, trascorre la sua vecchiaia a rimpiangere la terza moglie, Miriam (Rosamund Pike) e a ricordare i momenti chiave della propria esistenza: dalla gioventù trascorsa a Roma insieme alla prima moglie, al lavoro in una casa di produzione del Québec, al matrimonio con la seconda moglie, vana e petulante, ai continui e persistenti (e riusciti) tentativi di conquista di Miriam. Assillato dal dubbio di aver davvero ucciso il suo migliore amico, come sostiene l’unico poliziotto di Montréal che continua ad accusarlo ad oltre vent’anni di distanza, Barney viene colpito dal morbo di Alzheimer prima di scoprire la verità.

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Adattamento sbiadito, troppo pedissequo e troppo poco illuminato dell’omonimo romanzo culto di Mordecai Richler, “La Versione Di Barney” non pecca solamente nell’essere poco audace rispetto al modello. L’opera di Lewis è malriuscita nelle sue lungaggini, nella sua scarsa definizione dei personaggi, nel suo effetto finale: quello da commedia romantico-patetica con qualche sprazzo di comicità ispirata. Paul Giamatti ha una parte appiccicata insieme malissimo. A dominare il film è senza dubbio Dustin Hoffman, che ha una scrittura sopra le righe eppure sempre funzionante. Per il resto, piatto come l’autostrada Montréal-Toronto. Occhio al cameo di Cronenberg ed Egoyan.
Laura Spini, 5/10

Diciamoci subito la verità, “La Versione di Barney” è una sorta di edulcorazione di quello spirito cinico-ironico, politicamente scorretto, che si ritrova in grandi capolavori della letteratura, come “Herzog” di Saul Bellow, non a caso citato nel film, e nella vena unica e irriverenti dell’unico, vero, Woody Allen. Si parte, in questo caso, da un romanzo ottimo, e si arriva a un film buono, molto buono, con un cast azzecatissimo. Ma chi cerca un cinema tagliente, smaliziato, davvero di qualità, può anche perdersi questo appuntamento.
Paolo Valentino, 7/10

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