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Un mondo per i ricchi e un mondo per i poveri

È un po’ racconto pulp, ma soprattutto una critica sociale, questo “La Zona”, film d’esordio del messicano Rodrigo Pià, distribuito in Italia dalla Sacher di Nanni Moretti. La storia potrebbe avere dell’incredibile se non fosse che si avvicina molto, anzi moltissimo, alla realtà. Siamo a Città del Messico e, in mezzo alle baraccopoli più squallide, dove l’asfalto liscio è un miraggio e la povertà una dura regola quotidiana, sorge un quartiere abitato da ricchi borghesi. Qui, grazie alla corruzione di giustizia e forze dell’ordine, vige uno statuto speciale per cui – a patto che non si verifichino patti di sangue – gli abitanti hanno la facoltà di autogovernarsi. Una notte, però, durante un proverbiale temporale, alcuni giovani riescono a penetrare nella videosorvegliatissima zona e, durante un tentativo di furto, uccidono una donna. Pur di salvaguardare la propria autonomia, i signori del quartieri ammazzano due dei ragazzi e ne celano i corpi. Solo uno, Miguel, riesce a salvarsi, ritrovandosi però poi in una gabbia senza uscita: la zona stessa. L’odio e il disprezzo di benestanti abitanti della zona lo trasformano infatti in un terrorista da estirpare con tutta la crudeltà del caso.
Il film, a tratti parecchio crudo dal punto di vista visivo, sfodera una regia molto equilibrata, senza sbavature ma, allo stesso modo, senza particolari slanci. Ottima l’interpretazione di alcuni attori, a partire da Maribel Verdú, che incarna un po’ la coscienza critica – la sinistra, diciamo – dei ricchi della città.
Metafora del mondo intero, “La Zona” è un film che lascia il segno, sicuramente nell’intimo dello spettatore. Pur non essendo esteticamente nulla di davvero memorabile, è in grado di ricordare la sostanziale ingiustizia della società contemporanea. Forte e diretto, come la violenza che vuole rappresentare, insomma. Meritati allora il Premio Opera Prima Luigi De Laurentiis alla 64a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e il Premio Internazionale della Critica al Festival di Toronto 2007.

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