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Toccare con mano la notizia

Là-bas“, laggiù, dove ci si nasconde persino dalla luce. Quella che spesso manca nella casa di Castel Volturno, a trenta chilometri da Napoli, dimora di un gruppo di immigrati nigeriani. Tra questi c’è Yssouf, giunto in Italia sperando nell’aiuto dello zio Moses per la ricerca di un lavoro. Sogna di tornare a casa con un macchinario che gli permetta di progettare statue, le stesse che disegna sul suo taccuino.
Dalla speranza di racimolare denaro allo spaccio di cocaina, il passo è breve. Breve e doloroso. Ne segue la cronaca che conosciamo, quella del 18 settembre 2008, quando sei innocenti immigrati vengono uccisi durante un agguato della camorra.

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Il napoletano Guido Lombardi – già a Venezia lo scorso anno col corto “Vomero Travel” – esordisce al lungometraggio con un’opera coraggiosa. La Settimana della Critica lo scova e lo porta al Lido: un tuffo nella realtà da tiggì che ci spaventa per strada e ci incuriosisce in “Gomorra”. L’uomo nero dei traumi infantili che diventa nostro vicino di casa insieme a tutta la famiglia. Fino alla scoperta dell’individuo. Dell’immigrato che ha voce, dignità e diritti. Perché se l’Africa guarda l’Europa come fosse l’America, il vecchio continente ha il dovere di smuovere la sua Hollywood e lasciare che funga da insegnante, per sensibilizzare ed educare. Al diverso. Alla legalità. All’umano.
Trovare i fondi per la realizzazione di “Là-bas” non è stato semplice: il colore della pelle dei protagonisti – per lo più alla prima esperienza cinematografica, tranne per la bella Esther Elisha – e il tema della storia hanno fatto chiudere molte porte. Poi è arrivata la 68esima, e gli applausi son durati a lungo. Il motivo? Forse abbiamo bisogno delle immagini per capire i nostri tempi, i drammi e i cambiamenti. Quando la lettura di un quotidiano dal proprio smartphone non basta, bisogna toccare con mano la notizia. Oppure spegnere le luci e accendere il proiettore.

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