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  • Lady In The Water

    Diretto da M. Night Shyamalan

    Data di uscita: 29-09-2006

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Acqua e Terra

“Lady In The Water” (2006) è probabilmente il film più sfortunato e meno compreso di M. Night Shyamalan: quella che voleva essere una riflessione sul concetto di fiaba e sul valore salvifico della narrazione è stata vista per lo più come un insulso e moralistico racconto sdolcinato, infarcito di personaggi vuoti e banali. Effettivamente, se paragonati a quelli dei film precedenti (“The Village” in particolare) i protagonisti di “Lady In The Water” sono piatti, poco caratterizzati, quasi caricaturali. Nelle fiabe, però, i personaggi non si definiscono soprattutto in base ai loro ruoli? Qualcuno ha per caso mai preteso un maggiore approfondimento psicologico per la strega di Hansel e Gretel?
Ad un primo livello di lettura, “Lady In The Water” è una fiaba che racconta di Story, una ninfa acquatica, una narf, venuta sulla Terra per salvare gli uomini; ma è anche un film in cui una fiaba, quella della narf appunto, viene narrata affinché i protagonisti della storia sappiamo renderla reale. O meglio, sappiano restituirla alla realtà, dal momento che l’originario rapporto salvifico tra il mondo dell’Acqua e quello degli uomini era vero e concreto, ma è andato perduto, sopravvissuto solo attraverso le parole di quella che sembra un’antica leggenda.
Una fiaba nella fiaba, insomma, un intreccio strettissimo e suggestivo tra immaginazione, narrazione e realtà: questo è “Lady in the Water”, un film che è nato nella mente di Shyamalan come fiaba della buonanotte da raccontare alle sue bambine e che perciò, come tutti i racconti inventati per la gioia dei piccoli, è sbilanciato, incapace di seguire una struttura, ma anche affettuoso, ricco di immagini, sensazioni, colori.

Il concetto di narrazione e di scrittura è centrale nel film: la protagonista simbolicamente si chiama Story e perciò potrebbe essa stessa essere considerata un’incarnazione dell’idea di fiaba; è attraverso la storia della narf che i protagonisti riescono a salvare se stessi, la ninfa e il mondo intero ed è attraverso un libro e uno scrittore (interpretato dallo stesso Shyamalan) che questo processo di salvezza innescato da Story si compirà.
In “Lady in the Water” è di nuovo essenziale lo sguardo, elemento centrale già nel precedente “Signs”: Story deve essere vista da colui che è destinato a cambiare le sorti dell’umanità perché la visione della ninfa dissiperà in lui ogni dubbio e gli donerà un coraggio incrollabile; il mostro invece, lo spaventoso scrunt (è una fiaba, come potrebbe non esserci un mostro?), uccide attraverso lo sguardo e può essere guardato negli occhi solo di riflesso, attraverso gli specchi.
Sguardo che uccide, sguardo che salva, superfici riflettenti, l’acqua, la difficoltà di capire quale sia lo scopo della propria vita e il proprio ruolo nel mondo, la necessità di trovare una strada per la salvezza: “Lady In The Water” è la fiaba di Shyamalan, è la sua personalissima fiaba, la messa in scena fiabesca di tutto ciò che si può trovare nel suo cinema e come tale, per essere davvero apprezzata, richiede un approccio fiducioso, stupito, gioiosamente arrendevole, privo di astuzie.

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