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Vampiro, ma con discrezione

Silenzioso e severo come la Svezia che ritrae, “Lasciami Entrare” riporta, a soltanto poche settimane dal successo di “Twilight”, il mito – in effetti, mai tramontato – del vampiro e della sua infinita ricerca di vita. E lo fa partendo dall’omonimo romanzo di John Ajvide Lindqvist che, pubblicato nel 2004, è già stato tradotto in 15 Paesi, Italia compresa.

Protagonisti sono due ragazzini di dodici anni, Oskar ed Eli: timido e introverso lui, aggressiva e coraggiosa lei. Oskar vive, in un clima familiare già di per sé non accogliente, il dramma del bullismo, a cui reagisce con una violenza inaudita, che però concentra tutta nei colpi di coltello sferrati contro il tronco di un albero. Eli, dalla sua parte, ha qualcosa di misterioso e controverso che subito lo affascina.
In concomitanza con il suo arrivo in città, infatti, alcune persone vengono trovati morte, uno appeso a un albero e sgozzato, l’altro congelato nel lago, una donna, poi, morsa al collo. È la maledizione di Eli, vampira condannata a vivere nel corpo di una dodicenne e a spostarsi di luogo in luogo per cercare nuove vittime.

Ma non è certo l’orrore – o meglio l’horror – ciò che interessa al regista Tomas Alfredson. “Lasciami Entrare” è piuttosto la curiosa, e a tratti tenera, storia di un’amicizia tra adolescenti, fatta di fiducia, ripensamenti, contatto fisico e sentimento. Il sangue c’è ed è mostrato, ma sempre con un certo pudore, come a sottolineare che non si tratta dal motivo principale della pellicola. E soprattutto non c’è demonizzazione della figura del vampiro, anzi.
Se la provincia svedese, così buia, così monotona, così vuota di attrattiva, riesce a creare piccoli mostri tutti umani e a rubare l’infanzia a quelli che vengono ridotti allo status di vittime, che male può fare, in fondo, una giovane vampira alla ricerca di una goccia di sangue? E il finale, così violento e sanguinoso, prende allora il sapore del classico lieto fine, chiudendo, senza sbavature, un film di grande sensibilità.

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