Home > Recensioni > Le Avventure Acquatiche Di Steve Zissou
  • Le Avventure Acquatiche Di Steve Zissou

    Diretto da Wes Anderson

    Data di uscita: 04-03-2005

    vai alla scheda del film

    Loudvision:
    Lettori:

Sentitamente vostro

Di una semplicità meravigliosa. Un cast d’eccezione, allineato in bella mostra all’interno dello yellow submarine che campeggia in locandina, porta in scena morte e resurrezione di un Jacques Cousteau in versione surreale, che si riscopre sulla strada del tramonto senza avere la prontezza di spirito per riconoscerlo.

Gli eventi non fanno altro che evidenziare i fallimenti del regista/uomo/esploratore Zissou e si stenta a credere che il personaggio interpretato con trascurata genialità da Bill Murray, e affiancato dal sofisticato fascino di Anjelica Houston, possa mai essere stato degno del mito che i racconti tratteggiano. Eppure le sue debolezze, che offrono facili brecce a figli presunti, mogli deluse, pirati incapaci e concorrenti facoltosi, non fanno altro che esporci ad un affondo conclusivo irresistibile, uno dei pochi e circoscritti momenti in cui la maschera di umorismo algido e intellettuale, giocosa ingenuità e amara tenerezza viene calata a mostrare esplicitamente un dramma che finisce per essere percepito quasi come troppo intenso.

La fragilità di un protagonista che affoga impassibilmente in un cicchetto la morte del gatto, nascosta dall’eccentricità dei suoi modi e delle strutture di cui si circonda, è la stessa con cui reagiscono a loro modo tutti i personaggi e alla quale cedono via via sulla strada di un finale che ne rivela inevitabilmente l’animo; ed è ancora la stessa di una pellicola che prova invano a celare la propria intensità dietro un immaginario fantastico e cartoonato, accompagnato da una colonna sonora tanto ingenua quanto irresistibile, tra elettronica (mini)minimale e un David Bowie, in versione Barone Nero, afflitto da una saudade folk.

Tutti gli amanti dell’acume disincantato e cervellotico, sentimentale e fine a se stesso, di Wes Anderson (“I Tenenbaum”, 2001) non potranno che crogiolarsi in questa conferma del giovane texano. Per quello che ci riguarda, molto spesso è proprio questo il matrimonio tra finzione e realtà che preferiamo.

Scroll To Top