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  • Le Avventure Del Topino Despereaux

    Diretto da Sam Fell

    Data di uscita: 24-04-2009

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Un’esilarante voce fuori dal coro

C’era una volta, tanto tanto tempo, fa il regno di Dor: un posto magico animato da risate in abbondanza, felicità e spensieratezza, continuamente inebriato dal profumo della zuppa, di cui lo chef Andre ha la ricetta speciale, che ogni anno si diverte a cambiare per farla assaporare al Sovrano e al popolo intero, impazienti di scoprire la nuova leccornia. Ma una spiacevole fatalità vuole che uno strano ratto, Roscuro, cada nella pietanza della regina, cagionandone la morte improvvisa. La vita a Dor sprofonda nelle tenebre e nel dolore: i ratti, per volere del re ormai distrutto per la tragica perdita, vengono messi al bando e con loro anche la zuppa. Dor è un posto fantasma dove campeggia uno spirito di angoscia incombente e tutto è andato perso. Almeno fino alla nascita di Despereaux, un minuscolo e grazioso topino dalle enormi orecchie dritte e dai grandi occhioni scuri, che sembra vedere e sentire tutto. Un topino, tutttavia, troppo impavido, curioso e spericolato, dalle spiccate capacità intellettive e dalla personalità troppo ingombrante per il posto in cui è venuto al mondo, dove si insegna e si impara il valore della paura, e di conseguenza a soccombere alle angherie.

Tratto dall’omonimo libro di Kate Di Camillo, il film è un’ atipica favola moderna che, contrariamente alla sua tradizione, affronta temi molto complessi e poco convenzionali: in primis la mutevolezza e complessità dell’animo. Nella vita si è buoni e allo stesso tempo cattivi, e spesso si trova conforto gli uni negli altri: ognuno, infatti, ha un lato oscuro ed ambivalente. Spesso si finisce per essere vittime di se stessi, e l’unica via di uscita dal groviglio di sensi di colpe e responsabilità non assolte, è ammettere i propri limiti facendo i conti con le spiacevoli conseguenze della sofferenza e cercare il perdono per gli errori commessi. Il sottotesto del film, insomma, è impegnativo e sofisticato, nel suo mescolare introspezione e prospettiva antropologica fino ad una conclusione, piuttosto didascalica, in cui tutti si redimo crescendo e maturando attraverso il perdono.

Despereaux e Roscuro sono due personaggi che con la stessa caparbietà e forza di volontà indirizzata in modo differente rappresentano, seppur agli antipodi, realtà sociali che si affrontano e si confrontano specularmente, difficilmente identificabili con le classiche etichette di buono e cattivo.

È un film sicuramente denso di temi profondi che si distaccano nettamente dalla tradizione fiabesca cui siamo stati abituati, difficili da presentare ad un pubblico molto giovane: per questo la pellicola spesso arranca nel congiungere in maniera armonica le diverse parti della narrazione, disorientando lo spettatore più attento che non si lascia facilmente incantare da buoni sentimenti che a volte appaiono forzati, poco concreti. Colpisce invece il notevole tocco pittorico ispirato a maestri fiamminghi come Vermeer e Brueghel: sia nel design che nel colore, nelle luci e nei movimenti di macchina appare evidente l’intenzione di dare un tocco naturale e organico alle immagini, in evidente contrasto con la prassi della grafica digitale, spesso fredda e asettica. Su tutto poi, campeggia l’aspetto adorabile del topino protagonista, che ha dalla sua occhioni irresistibili ed un musetto delizioso.

OneLouder

“E vissero felici e contenti”: ecco, se quando sentite una frase del genere vi vengono gli occhi a cuoricino, o cominciate a parlare come il Tenerone (quello di “Drive In!”), e vi riempite di buoni sentimenti ad alto tasso di saccarosio, il Topino fa per voi. Oppure va benissimo se siete under 12 e credete che i cattivi si possano sconfiggere grazie a incredibili botte di culo o inverosimili concatenazioni di eventi fortuiti. Ma in questo caso (ehi che ci fate su Loudvision? Tornate sul sito delle Winx!), comunque, sarete già stati ipnotizzati da suoni, luci & cotillon, di cui il film abbonda.

Pro

Contro

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