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The good woman versus the dark lady

L’ex detective Jeff Bailey, ora gestore di un distributore di benzina in una tranquilla cittadina di provincia, non riesce a liberarsi del suo passato. Un conto in sospeso col vecchio capo Nick lo costringe ad accettare un altro incarico, ma si tratta di una trappola tesa dal boss e dalla sua donna, la spietata Kitty.

Immerso in una luce che staglia imponenti ombre sulle pareti e sui volti degli attori creando effetti di chiaroscuro mai così espressivi e drammatici, “Le Catene Della Colpa” è probabilmente il più oscuro, tormentato ed ipnotico film noir di tutti i tempi. Il ritmo sospeso dell’azione, la bellezza estatica degli scenari e l’atmosfera onirica nella quale i personaggi fluttuano come fantasmi in un incubo, fanno del film un’autentica tragedia della predestinazione.

Allo straordinario splendore visivo si accompagna un meccanismo narrativo inesorabile: la prima parte del film è il racconto in flashback del precedente incarico che Jeff ha ricevuto da Nick: ritrovare una donna e riportarla a casa assieme al denaro che lei ha sottratto. L’apparizione di Kitty ad Acapulco è da manuale: abito e cappello bianco, sigaretta in bocca, labbra turgide e il protagonista è perduto per sempre.

Jane Greer è una delle dark lady più perfide della storia: da amante seducente e appassionata a killer vendicativa, Kitty non si ferma dinanzi a nulla e lascia una scia di cadaveri dietro di sé. Il modo in cui Jane Greer muta sguardo e tono della voce quando impugna la pistola ed apre il fuoco è sublime. Come ne “La Fiamma Del Peccato” la prospettiva del racconto è saldamente ancorata al protagonista per cui l’enigma femminile resta insoluto e la perfezione dello stereotipo assurge a vette simboliche quasi mitiche.

“Le Catene Della Colpa” articola in modo emblematico un altro motivo fondamentale del noir. In questo mondo violento e sanguinario, le donne si dividono in due categorie: al centro le donne fatali, coinvolte nel crimine e disposte a tutto pur di sopravvivere; ai margini le mogli e le fidanzate, innamorate sinceramente e disperatamente in attesa del ritorno del loro uomo. La contrapposizione è innanzitutto spaziale e simbolica: Ann, la ragazza di Jeff, è inquadrata in un panorama campestre incontaminato, con il lago e la foresta che fanno da sfondo al sogno d’amore dell’eroe e sottolineano la purezza della donna; Kitty è immersa nell’ambientazione notturna degradata e piovosa della metropoli o in interni tagliati da un’illuminazione fortemente contrastata. Contrapposte anche fisicamente, l’una bionda e rassicurante, l’altra mora e provocante, rappresentano il sogno dell’eterno femminino scisso dalla psiche maschile in due opposti: la donna come rappresentazione del male e la fanciulla depositaria dei valori tradizionali.

Nella definizione del personaggio di Kitty gioca un ruolo importante anche il mutevole guardaroba: l’alterazione frequente del look simboleggia la duplice natura del personaggio e diventa espressione della sua infedeltà. Dall’abito bianco della prima apparizione al vestito esotico della scena sulla spiaggia fino all’enigmatica tunica monacale indossata nel finale, Kitty cambia immagine in una graduale progressione verso tinte sempre più grigie e nere. Un’immagine mutevole e cangiante che diventa sintomo della sua instabilità psicologica ed emotiva.

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