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  • Le Conseguenze Dell’Amore

    Diretto da Paolo Sorrentino

    Data di uscita: 24-09-2004

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Titta, o del mistero

Dopo un esordio come “L’Uomo in Più”, tutti lo aspettavano al varco. Ebbene Paolo Sorrentino sbarca a Cannes 2004 con quello che sarà il più silenzioso dei suoi film.

Ancora l’impeccabile interpretazione di Toni Servillo al servizio del protagonista Titta Di Girolamo. Cinquant’anni, commercialista. Ospite per strani motivi di una stanza d’albergo nella Svizzera italiana da ben otto anni. Giorni passati scandendo sempre gli stessi gesti, in bilico tra la monotonia della solitudine e l’odore di banconote da contare.

Un soggiorno che somiglia a quello in carcere, ma più lussuoso. Stessa costrizione, diverso scenario. Titta sconta una pena su quella che – qualche anno dopo – un noto cantautore italiano definirà una nave senza movimento.

Il titolo “Le Conseguenze dell’Amore” si trasforma dunque in un grattacapo da risolvere. Che sia il più nobile tra i sentimenti a condurre a tale pena? Che sia la passione a vestire di mistero una storia di malavita?

Il suggerimento più esplicito arriva dalla pseudo-relazione tra Di Girolamo e la barista dell’albergo (una sensuale Olivia Magnani). Sguardi che si rincorrono, oltrepassando i confini della privacy. Appunti presi al tavolino per ricordarsi il pericolo dietro l’angolo. Il tutto, rigorosamente, sottolineando la firma del regista che pare avere la meglio anche sulla volontà di raccontare la storia di un uomo che Sorrentino ha realmente incontrato a San Paolo del Brasile. Una vanità d’artista che vede nella colonna sonora l’ennesimo segno di riconoscimento: mai sobria accompagnatrice delle scene, piuttosto parallela protagonista.

In questo quadro iperrealista le pennellate d’autore dipingono tutto ciò vi è intorno, senza mai scendere in profondità. Come un gioco nel quale bisogna muoversi tra il buono e il cattivo. Con un occhio alla tana e uno al bottino.

OneLouder

Se il secondo lungometraggio è il vero esame d’ammissione nell’olimpo del mestiere, Paolo Sorrentino non si risparmia e punta in alto. Figlio del cinema che lo ha cresciuto e immerso nell’alone che fin da subito si è colorato di internazionalità, il direttore napoletano gioca con una posta fin troppo alta. Quasi obbligando lo spettatore a riconoscere le movenze della sua camera. Con la presunzione (vd. consapevolezza) dei primi della classe.

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