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L’esordio di Von Sternberg a “Il Cinema Ritrovato”

È intriso di un romanticismo arcaico, melodrammatico e un po’ naïf, il primo film del maestro Von Sternberg.
È anche, tuttavia, venato di intuizioni di modernità assoluta, e porta con sé le stimmate dei grandi precursori – del gangster movie, in questo caso. “Underworld” è un coagulo di tratti narrativi, di tipi, di caratteri e snodi che sono diventati stilemi veri del filone.
Un rapinatore, un rivale invidioso, un ex alcolista di intelletto e modi fini e la pupa del boss: questi i personaggi di una vicenda che ha dell’archetipico, tra furti, rivalità, la riabilitazione del reietto ad opera del gangster e lo sbocciare di un amore scomodo, tra quest’ultimo e la donzella. Con l’ovvio contorno dei guai giudiziari.

Von Sternberg, nel 1927, intuisce che anche un genere di questo tipo – e siamo nell’era del muto – può offrire grossi spazi creativi, e costruisce un plot movimentato e leggiadro, usando con sapienza il mezzo cinema e alternando spettacolo e ironia a divagazioni che fanno perno sulla costruzione delle inquadrature per donare struggente e delicata poesia alla storia, complice anche la mimica interpretativa, brillante ed efficace, anche nelle ovvie iperboli, degli attori, Clive Brook su tutti – e stupisce l’attualità di certe fisionomie. Alcune idee sono realmente in linea con il gusto contemporaneo, come un frenetico montaggio di volti in primo piano a sottolineare la crescente ebbrezza, o una fantastica, traballante marcia lungo un corridoio cosparso di coriandoli e festoni, fasto e decadenza che si imprimono nell’atmosfera grazie alla magnifica espressività del quadro offerto, merito intrinseco, appunto, del mezzo cinema. Certo, i ritmi e le opportunità di stratificare l’intreccio sono commisurati alle caratteristiche del muto, e ai tratti estetici del tempo, ma non inganni la data di produzione, l’anno 1927: “Underworld” è un film che ci offre riscoperta attraverso una via piacevole e soprattutto perfettamente comprensibile, intelligibile, anche per un pubblico che non sia esclusivamente composto di appassionati o studiosi. Non solo per regalarsi un’incursione nel costume dell’epoca, nella memoria storica: ma anche per godere semplicemente di uno spettacolo cinematografico di assoluto valore e, trattandosi di un’opera prima, di temeraria genialità.

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