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Sulle strade della morale

“Le Tre Sepolture” è una storia di amicizia, un percorso di riscatto e una parabola morale. Alla tenera età di 55 anni, Tommy Lee Jones torna alla regia, questa volta per il cinema, con un film d’autore ben lontano dai blockbuster che lo hanno reso più famoso.

Il protagonista che interpreta (Pete Perkins) è un antieroe, che decide di farsi giustizia privata di fronte a forze dell’ordine violente e irrispettose dei principi che dovrebbero invece tutelare. Il suo viaggio per onorare l’ingiusta scomparsa dell’amico messicano Melquiades Estrada è una catarsi e una ricerca dei valori che la vita dovrebbe glorificare, un percorso porta – tra l’altro – a percepire soltanto in età avanzata la mancanza di un affetto fondamentale come quello offerto dal matrimonio. Alla sostanziale guida del protagonista, risponde l’espiazione e la purificazione dell’omicida, iniziale rappresentante del braccio violento della legge.

“Le Tre Sepolture” è quindi un film fortemente politico, oltre che morale. La situazione al confine tra Stati Uniti e Messico è tratteggiata da una posizione ben delineata, con i gringos a raccogliere il fardello di caratteristiche negative quali violenza, disonestà e tradimento, che portano ad una perdita di moralità ormai profondamente somatizzata, e la controparte povera che invece dimostra di possedere ancora l’umanità esemplare che, in fondo, rappresenta la morale della favola.
Tommy Lee Jones ci offre una pellicola certamente lenta, introspettiva, contemplativa, densa e corposa, un western moderno alla Peckinpah non certo facile da digerire, ma sicuramente ricco di valori pregiati.

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