Home > Recensioni > Les Éclats (Ma Gueule, Ma Révolte, Mon Nom)

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Cartografia in bianco e nero

Era uno dei nostri consigli per la visione e abbiamo avuto ragione: “Les Éclats (Ma Gueule, Ma Révolte, Mon Nom)” di Sylvain George è stato premiato come miglior documentario internazionale al Torino Film Festival (25 novembre – 3 dicembre), dove era presente nella sezione Festa Mobile – Paesaggio con figure.

Gli 85 minuti di “Les Éclats” sono composti dai «frammenti sfuggiti al film “Qu’ils Reposent en Révolte (Des Figures de Guerre)“» per comporre «una cartografia della violenza inflitta alle persone migranti, della ripetizione delle gesta coloniali e del carattere inaccettabile del “come va il mondo”».

I due documentari di George, entrambi ambientati a Calais tra i migranti che aspettano l’occasione di attraversare la Manica e raggiungere le coste inglesi, non si limitano a raccontare delle storie, piuttosto entrano nella realtà delle persone e dei luoghi che esse abitano. Per il regista tutto è importante, tutto contribuisce a restituire un quadro delle cose che sia il più possibile vero, aperto, giusto: «malattie scomparse, mani di metallo, soffi di vento, gesto di sole al tramonto, riflessi rosso sangue; retate della polizia, processioni guerriere, corte d’ingiustizia».

OneLouder

Sylvain George filma il mondo in bianco e nero, non per vezzo ma per necessità etica ed estetica: usa i fotogrammi per far vedere la materia, quella dei corpi, quella dell’acqua, quella della terra. Il bianco e nero riduce l’immagine a una chiarezza dolorosa perché elimina le distrazioni, non concede vie di fuga e dà a ogni soggetto dell’inquadratura – sia esso fuoco, erba, mani, voci o occhi d’uomo – la stessa dignità nel costruire e nel comunicare il senso.

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