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  • Lezione Ventuno

    Diretto da Alessandro Baricco

    Data di uscita: 17-10-2008

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Baricco, suggestivo Baricco…

Scrittore, critico musicale, drammaturgo e ora anche regista cinematografico. Alessandro Baricco e il suo personalissimo stile approdano sul grande schermo con una proposta che sulla carta è davvero intrigante. È il racconto, in sintesi, di una lezione accademica nata con lo scopo di demolire uno dei capolavori più sopravvalutati della storia dell’umanità: la “Nona” di Beethoven.

Ma ecco che subito si sovrappongono, anche lynchianamente parlando, diversi piani di narrazione: Martha, studentessa, che rievoca le celebri lezioni del professor Mondrian Killroy; Hans Peters, violinista, che viene ritrovato morto assiderato con in mano il suo violino; e Ludwing Van Beethoven, vecchio compositore, che sfida una cultura musicale ormai orientata verso orizzonti differenti. Piani narrativi che vengono intrecciati da Baricco con il suo consueto fascino per la ricercatezza e le atmosfere surreali. Un po’ come avviene in tutti i suoi romanzi, dove l’impalcatura classica della narrazione viene abbandonato a favore di capricci soggettivi e illuminazioni creative.

Ed è proprio creatività la parola che più facilmente è associabile a “Lezione Ventuno”, opera prima – e, chissà, unica? – di Baricco regista cinematografico. Tante sono le trovate divertenti e spesso affascinanti che impreziosiscono i lunghissimi novanta minuti della pellicola: dall’albero su cui cogliere volatili in gabbia ai topolini bianchi utilizzati come orologi.
C’è però qualcosa che davvero non funziona a dovere, a cui non viene in soccorso nemmeno l’intelligente ironia con cui tutte le vicende sono affrontate. Sembra che la volontà prima di quest’opera sia lo stupore. Uno stupore, però, a volte fine a se stesso, che soffoca con barocchismi – o è il caso di dire baricchismi? – spesso inutili riflessioni invece molto profonde sull’arte e sulla vecchiaia.

Non bastano neanche gli ottimi attori scelti, tra cui Noah Taylor, John Hurt e la giovane Leonor Watling, e professionisti di tutto rispetto come Gherardo Gossi a risollevare le sorti di questo film. L’amore esasperato per la citazione colta e la trovata suggestiva, dopo i primi dieci minuti, finiscono per sortire l’effetto contrario a quello ricercato. E la noia regna sovrana.

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