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  • Lezioni Di Felicità

    Diretto da Eric-Emmanuel Schmitt

    Data di uscita: 07-03-2008

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Dietro e dentro il kitsch

Si parta da Milan Kundera e dalla sua definizione di kitsch: “negazione assoluta della merda”. E quindi si elimini tutto ciò che è sorprendente, sofferente, disarmante. Quel che resta, alla fine, è la tranquillità del già visto: il sorriso di un bambino, un bel tramonto, il rosa per le bambine e l’azzurro per i maschietti. Kundera collegava tutto ciò al totalitarismo. Per quanto riguarda “Lezioni Di Felicità” – primo esperimento cinematografico dello scrittore e commediografo Eric-Emmanuel Schmitt – basterà fermarsi al kitsch di chi vive, in fondo, una vita anonima ma felice: l’esercito – per entrare nella trama del film – delle cassiere e delle shampiste di cui fa parte anche la protagonista Odette Toulemonde, interpretata da una brillantissima Catherine Frot. Il sogno di Odette, vedova e madre di un macchiettistico figlio gay e di una sgraziata ragazzotta bruna, è conoscere Balthazar Balsan, popolare scrittore dal viso affascinante e dal fisico asciutto che, nel frattempo, tradito dalla moglie e ripudiato dalla cricca letteraria parigina, tenta il suicidio. Lontano dalla capitale e dallo snobismo intellettuale, Balthazar ritroverà la felicità proprio accanto a Odette, che colleziona bambole da fiera, regala cuoricini made in China, non sa chi sia Proust e alla sera chiede cosa danno in televisione. L’incarnazione del kitsch, insomma.
Le intenzioni, in questo “Lezioni Di Felicità”, ci sono tutte, e le trovate garbate non mancano, come le sequenze in cui Odette si alza in volo trasportata dai propri pensieri oppure intona la sua eroina canora Joséphine Baker. Peccato che l’equilibrio venga totalmente a mancare e il kitsch, invece che essere dosato, straripi senza alcun freno, lasciando spesso a bocca aperta per il susseguirsi di momenti ben riusciti e momenti totalmente inappropriati.
Piacevole, certo. Brioso e fantasioso, anche. E a tratti pure ben recitato. Ma ci si ferma qui.

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