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L’eterno ritorno

Lo sviluppo della filmografia wendersiana assomiglia molto ad una ringkomposition; temi, ruoli, nomi procedono in modo ricorsivo: il protagonista di “Lisbon Story” e’ di nuovo Philip Winter, ormai identificato con il volto di Rüdiger Vogler, già transitato per tutta la trilogia dei road-movie e in “Fino Alla Fine Del Mondo”, ogni volta impersonando una diversa professione legata al fare cinema o alle passioni di Wenders.

Da scrittore-fotografo-giornalista Winter qui si trasforma in ingegnere del suono, che da Berlino si spinge fino a Lisbona (molte le analogie con “Alice Nelle Città”) dopo aver ricevuto una cartolina dall’amico regista Friedrich Munro, in crisi creativa, incapace di realizzare il paesaggio sonoro del suo ultimo film.

“Lisbon Story” è stato spesso interpretato come il proseguimento di “Lo Stato Delle Cose”, in cui il regista Munro vola a Los Angeles per accordarsi con il suo produttore: nei tredici anni che separano i due film Munro è evidentemente caduto in crisi artistica e si è trasferito a Lisbona, ora in attesa dell’aiuto dell’amico Winter, al quale risulta però impossibile rintracciare il regista, una volta arrivato nella capitale portoghese. In questo spazio-tempo interstiziale, senza nulla da fare, Philip Winter diventa un flaneur degli anni ’90, girando per Lisbona, parlando con i ragazzini che giocano per strada, trovandosi per caso ad ascoltare i Madredeus (straordinaria la scena del loro primo incontro).

Il soggetto del film (scritto interamente da Wenders) coincide sostanzialmente con il girovagare del protagonista per Lisbona, impegnato con il suo microfono a registrare il soundscape della città, che diventerà la traccia sonora per il film dell’amico Munro.
“Lisbon Story” ha una leggerezza che Wenders non raggiungeva da “Alice Nelle Città”, ed è un omaggio straordinario a Lisbona, incarnato anche da un cammeo del centenario regista portoghese Manoel de Oliveira, a cui è affidata una riflessione sul fare cinema, prima di un finale assolutamente convincente e poetico.

OneLouder

Che impressione vedere questa Lisbona! Dov’è andata a finire? La scelta delle location è incredibile. In alcuni tratti il tono del film diventa troppo sentimentale/nostalgico, tendenza che a volte il regista fatica a contenere, ma nel complesso il connubio immagine-suono-atmosfera rivela un lavoro “artigianale”. La cosa migliore è guardarlo senza essere già stati nella capitale portoghese.

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