Home > Recensioni > Lo sconosciuto del lago

Eros e thanatos

Lo sconosciuto del lago” è un film di cui si è molto parlato a Cannes, dove ha ricevuto il premio per la regia e un vasto consenso di critica, tradottosi poi in un successo di pubblico al di sopra delle aspettative.

Estate, la sponda di un lago diventa il luogo di ritrovo di gay alla ricerca di rapporti occasionali. Tra loro c’è Franck, un giovane uomo dalle fattezze efebiche che parte dal semplice consumo coattivo di sesso e si ritrova coinvolto nel bel mezzo di una passione amorosa che lo trascinerà a conseguenze ambigue in cui la volontà viene obnubilata dall’ossessione amorosa; perché, si sa, la passione è autodistruttiva.

Alain Guiraudie costruisce quello che oltralpe è stato giustamente definito un noir metafisico, attraverso un’estetica che lavora per sottrazione (uso di luce e suoni naturali, anche “sporchi”, e dunque no colonna sonora) e anzi si mimetizza in una natura carsica assolata e placidamente stagnante, fortemente erotica e poetica, dove il tempo e lo spazio sembrano dilatarsi e divenire astratti.

OneLouder

Guiraudie difende, a ragione, la sempre delicata scelta dell’oscenità del sesso come metafora per una denuncia di respiro più ampio, che trova nella filosofia di Bataille le sue ragioni, nel legame cioè tra erotismo, politica e società sintetizzato nella frase “l’erotismo è l’approvazione della vita fin dentro la morte”. Mostrare serve a mettere in evidenza la natura istintuale e lasciva dell’amore che si consuma sulle rive del lago, e soprattutto rivela il vero rapporto osceno, quello del consumo imperativo e ripetitivo di un edonismo libertario ridotto a mercificazione.

Scroll To Top