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  • Lo Spazio Bianco

    Diretto da Francesca Comencini

    Data di uscita: 16-10-2009

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Guardare dentro lo spazio bianco

Quando c’è, uno spazio bianco, lo si riconosce. Quello che spesso manca è il coraggio di guardarci dentro e comprendere esattamente cosa sia. Il candore della pagina vuota, sfida dello scrittore o pausa necessaria tra un segno e l’altro. Passaggio obbligato che relaziona e guida il pensiero per non farlo soccombere all’incomprensibilità del tutto unico e rendere leggibile un testo. O una vita. Questo è il percorso intrapreso da Francesca Comencini, che sceglie la storia di una quarantenne professoressa napoletana attraverso lo spazio e il tempo, bianco d’ospedale, di una gravidanza portata avanti per gli ultimi tre mesi in un luogo altro dal sé, un’incubatrice. Uno spazio di vuoto inaspettato che rimpiazza l’affollato viavai di persone e sentimenti che prima riempivano la vita di Maria, donna impaziente, dinamica e abituata a gestire tutta se stessa senza mai l’intromissione di chi le sta a fianco.

In una fusione empatica tra attrice e regista, Margherita Buy dà forma a una figura improvvisamente costretta a confrontarsi con un vuoto apparente che la costringe ad un attesa insensata, fuori dal tempo, a cui non è concessa nemmeno la possibilità di sperare. Perché il punto d’arrivo è indifferente nel tempo fermo. Nascere o morire portano alla stessa via d’uscita. E Maria è persa nell’incubo di una macchina incubatrice, di una realtà che le impone di aver pazienza, quella stessa che non ha avuto sua figlia, venuta alla luce, ma ancora non nata.

Un racconto intimo, tutto al femminile, per esplorare il periodo della gravidanza. Uno spazio bianco, d’attesa e cambiamento, che diventa lente per comprendere e modificare la propria identità, lasciando da parte la critica alle norme e alle regolamentazioni che, incapace di stare al passo con la vita, appare appena in un breve ingresso all’anagrafe napoletana.

La trasposizione del romanzo di Valeria Parrella non cede alla pesantezza e alla ricerca della lacrima caritatevole, ma trova un tono di leggerezza non facile da mantenere e capace di accompagnare il pensiero proprio in quei vuoti d’immagine, bianchi, dallo schermo che in sala riflettono e fanno riflettere.

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