Home > Recensioni > Locke

Il dilemma morale di Tom Hardy a Venezia 70

Davvero vertiginosa e ricca di scelte interessanti la carriera di Tom Hardy, un fisico da culturista che avrebbe potuto trasformarlo nel nuovo Van Damme e invece una serie di film davvero notevole al suo attivo. Unica concessione al cinema commerciale, ma glielo perdoniamo, l’interpretazione di Bane nel terzo Batman di Nolan. Qui siamo alla prova d’appello definitiva, superata a pieni voti: un film in cui è l’unico attore in scena, per di più costantemente al volante di un’automobile. Lo dirige in questa pellicola fuori concorso a Venezia 70 Steven Knight, sceneggiatore di livello con all’attivo, tra gli altri, il magnifico “La promessa dell’assassino” di David Cronenberg.

Ivan Locke è un uomo serio, coscienzioso, impeccabile sul lavoro, amorevole in famiglia. Una notte parte in macchina per Londra per un misterioso viaggio, disposto a mettere in gioco tutto per un qualcosa che ritiene più importante.
Una vera sfida quella di mettere in scena un uomo che per un’ora e mezza guida un automobile e parla al telefono. Ma non lasciatevi scoraggiare, rimarrete incollati allo schermo a seguire le vicende di Ivan, “a very good man”.

OneLouder

L’unico difetto di Knight è quello d’innamorarsi troppo del proprio personaggio, terminando il tutto in una maniera che non vi rivelo, ci mancherebbe, ma forse sbagliata. Ma non ci si può minimamente lamentare, la sfida tecnica e narrativa è vinta, e finalmente, comunque, un finale vero ce l’abbiamo, in barba alla moda veneziana di quest’anno dei finali “aperti”. Molto spesso vuol dire che non si sa come chiudere la storia.

Pro

Contro

Scroll To Top