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Il miracolo della felicità

Christine ama viaggiare. Ma i suoi non sono quasi mai i viaggi che sogna. “Se non andassi in pellegrinaggio, non uscirei mai di casa” confessa. Ed è così che lo spettatore ne fa la conoscenza a Lourdes, insieme a tanti altri pellegrini come lei: malati più o meno gravi che sperano in un miracolo. Christine, l’attrice francese Sylvie Testud, è inchiodata a una sedia a rotelle: non muove né mani né gambe, ma la sua mente vola. I suoi sono viaggi che poco hanno a che vedere con l’umiltà religiosa. Vuole di nuovo la sua vita, fatta di divertimento, balli, sesso. Come vivrà dunque Christine la sua miracolosa guarigione? Jessica Hausner indaga qui il lato più intimo della donna, proprio in un luogo in cui la femmina simbolo del Cristianesimo trova la sua massima espressione.

OneLouder

Severo, rigido, equilibrato e al contempo dolce, intimo, struggente. Il miracolo, qui, non è tanto quello della protagonista – una Sylvie Testud difficile da eguagliare – quanto più avere davanti agli occhi un film che unisce un vocabolario cinematografico denso (determinate inquadrature, l’uso simbolico-psicologico dei colori, l’accompagnamento ironico e spiazzante della musica) a una trama che mostra fianco fianco l’austerità della religione e la crudeltà del dolore senza mai scivolare nel patetismo. Un lato inedito della malattia per un film (timidamente) capolavoro, almeno nello splendido finale.

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