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Una vita per la politica

Il rigoroso e coerente percorso documentaristico di Daniele Segre continua con quest’affettuoso omaggio a Luciana Castellina, figura di spicco e controcorrente del comunismo italiano, cofondatrice del quotidiano “Il Manifesto”.

Il film è un lungo primo piano, una confessione vera e propria, che affida alla memoria il compito di ricostruire, attraverso le proprie esperienze di vita, il percorso di fondazione e progressivo radicamento nel territorio del PCI.

Il flusso di coscienza inizia da una domanda della nipotina: “Nonna, ma tu davvero sei comunista?”, e la risposta è diluita nei rivoli di mille esperienze. Dalle scuole primarie con la figlia di Mussolini come compagna di banco, all’iscrizione al PCI nel 1947, alla cacciata dal partito per le posizioni diverse sulle repressioni dell’esercito sovietico nell’Europa dell’Est, agli arresti, fino alla riammissione nel partito dopo la svolta della Bolognina.

Attraverso un percorso personale se ne dipana uno collettivo, le scelte personali influenzano quelle del proprio gruppo, della propria “tribù”, fino a sovrapporre senza alcun tipo di scollatura il pubblico al privato.

Figura importante del Novecento italiano, la Castellina ci lascia questa sorta di testamento video per continuare ad essere utile, per contribuire all’acquisizione di una coscienza politica da parte delle nuove generazioni, per urlare il suo diniego contro la presunta morte delle ideologie, il più grande inganno che sia stato perpetrato dalla nostra attuale classe politica, la riduzione della massa a individuo, solo, depresso, sperduto.

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Cinematograficamente siamo quasi al grado zero, un lungo primo piano intervallato sporadicamente da qualche foto, e questo contribuisce ad abbassare inevitabilmente il voto finale, perché qui stiamo parlando di cinema, non di un saggio politico. Ma la Castellina rimane comunque una protagonista meravigliosa. Alla fine del viaggio, s’accorge di aver parlato solo di politica, e non del privato, e ne rimane quasi sgomenta. Ma è proprio qui il senso ultimo del documentario: per chi ha contribuito a migliorare la società in cui è vissuto, la quotidianità privata scompare dalla memoria. In barba a ogni social network.

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