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Più culi che anima

Mike (Channing Tatum) è un bravo ragazzo. Il suo progetto è costruire mobili che siano pezzi unici, ricavati da materiali di recupero. Per avviare l’attività, ha bisogno di mettere da parte un bel gruzzolo. Quindi, se di giorno gli dà giù di cazzuola, di notte fa i soldi veri dimenando le chiappe come spogliarellista nel locale di Dallas (Matthew McConaughey).

In uno dei cantieri in cui lavora, conosce il giovane Adam (Alex Pettyfer) e, avendo visto in lui le doti necessarie, lo introduce nella squadra degli “acchiappa tope di Tampa”. Il ruolo del mentore, però, non sempre è facile. Soprattutto se bisogna gestire un diciannovenne a cui orde di donne infilano banconote stropicciate nelle mutande.

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Il film si muove su un doppio binario: da un lato propone un personaggio (Mike) che tiene al distinguo tra l’uomo e lo stripper e non sguazza in un mondo che per lui è solo un mezzo per un fine; dall’altro mostra un giovane (Adam) alle prese con quel dedalo di insidie legate alla gestione del “successo”.

In entrambi i casi, si è di fronte a temi ampiamente triturati. Così, l’inconsistenza della sceneggiatura e un incedere fin troppo lineare costringono Soderbergh a puntare tutto sui culi. E ciò che rimane è solo un’idea ben radicata nell’immaginario collettivo: fare lo stripper è meraviglioso! E anche in questo la pellicola è banale.

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