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Se lui è il torero e lei il toro…

Manuel Rodríguez Sánchez, detto Manolete, fu il più grande torero nella Spagna franchista degli anni ’40. Infanzia difficile, carriera fulminante, come il suo destino. Figura elegante, sguardo triste e malinconico, è notevole la somiglianza tra Manolete e l’attore che lo impersona sul grande schermo, il mostruosamente bravo e affascinante Adrien Brody, affiancato dalla bellissima Penélope Cruz, nei panni di Lupe Sino, chiacchierata attrice che fece perdere la testa al giovane torero. Una storia d’amore che è un triangolo. Lui, lei, e la morte. Lei, che vende il corpo ma l’anima non l’avrà nessuno, questa volta si innamora davvero. Lui la ama, ma ha così tanta paura della morte che se ne è innamorato, come gli rimprovera l’orgogliosa Lupe.

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Quella col toro è una danza di morte e di seduzione. Una storia d’amore estrema. Sdilinquimenti, scenate, autolesionismo, sentimenti esasperati. Ma non si capisce perché. O meglio, il perché è così debole che per dare vigore narrativo si ricorre ad un simbolismo insulso. Melò manierato, battute talmente profonde da risultare patetiche. Patinato, c’è spazio anche per la pubblicità occulta, d’altronde i due attori sono anche due icone di stile… Videocamera claustrofobica che passa da lui a lei, da lei a lui. Il gioco all’inizio intriga, ma ben presto annoia.

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