Home > Recensioni > Me Too (Ja tozhe hochu)

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Alla ricerca della felicità

Lo si potrebbe definire la versione comica e grottesca di “Stalker” di Andrei Tarkovsky: in “Ja tozhe hochu” (“Me Too”) di Aleksei Balabanov un piccolo gruppo di personaggi maleassortiti si mette in viaggio per raggiungere un misterioso campanile che, si dice, possa donare la felicità a chi vi entra.
Il viaggio è pericoloso, la zona è stata pesantemente contaminata dalle radiazioni e nessuno da quel campanile è mai tornato indietro.

Balabanov è un regista abile, imprevedibile, a proprio agio con qualunque genere: di lui avevamo parlato un paio d’anni fa in occasione della retrospettiva che la Mostra di Pesaro ha dedicato al cinema russo contemporaneo nella quale lui era presente col dramma “Morfiy” e la commedia “Mne ne bolno“.

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Colonna sonora ironica e satura di canzoni, dialoghi concisi e divertenti senza essere irritanti, leggerezza e ferocia: l’umanità raccontata da Balabanov è ridicola e patetica, vera e surreale.
Può lasciare insoddisfatto chi si aspetta un cinema più narrativo e strutturato ma la vivacità dello sguardo di Balabanov ne giustifica almeno la presenza di Orizzonti, quella sezione di Venezia 69 che dovrebbe essere una finestra aperta sulle “nuove correnti del cinema mondiale” e che non di rado sembra proprio smarrire la direzione.

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