Home > Recensioni > Meek’s Cutoff

Go West!

Oregon, 1845. Sotto la guida di Stephen Meek, un rude e ambiguo montanaro, una carovana di tre famiglie di coloni si muove alla ricerca del proprio pezzo di terra promessa. Nonostante Meek asserisca di conoscere una scorciatoia, il gruppo si smarrisce nel deserto e si trova a dover lottare, giorno dopo giorno, contro la fame e la mancanza di acqua. Sempre più dubbiosi sull’affidabilità di Meek, gli emigranti incrociano un nativo americano e sono combattuti tra il disprezzo e l’odio verso colui che hanno sempre considerato come un nemico naturale e la necessità di comunicare e affidarsi a lui come nuova guida per trovare l’acqua e raggiungere la meta.

OneLouder

Western anomalo, minimalista e privo di qualsiasi afflato epico. “Meek’s Cutoff” manca, apparentemente, di una struttura narrativa forte, ma la verità storica si rivela dai piccoli dettagli della vita quotidiana, dagli sguardi fra i personaggi, dalla posizione delle donne nell’inquadratura. Andamento lento e riflessivo, quasi estenuante. Impossibile però non apprezzarne la poesia visiva e il lavoro sul paesaggio, in cui l’immobilità dello spazio ha una precisa valenza drammatica. Film sottilmente politico sulla fiducia fra le persone e sui rischi di farsi guidare da “un leader che – parole dell’autrice – non sa bene cosa sta facendo”. Meravigliosa Michelle Williams.

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