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Distopia orwelliana in CG

Megalopoli grigia dove non compare mai il sole, toni seppia che imperano su edifici decadenti e uomini emaciati, pubblicità martellante, individualismo esasperato e controllo del pensiero. Questo è il futuro prossimo prospettato nel suo “Metropia” da Tarik Saleh, giovane regista svedese che ha avuto l’onore di inaugurare la ventiquattresima edizione della Settimana della Critica.

Un lungometraggio in computer graphic, una distopia orwelliana ispirata al “Brasil” di Gilliam, con qualche idea interessante che purtroppo promette più di quanto riesca a mantenere.

Roger, un qualunque dipendente di un qualunque call-center, viene inconsapevolmente catapultato in una lotta di potere per il controllo della più grande multinazionale europea, unica istituzione sopravvissuta in un continente piegato dalla crisi energetica e finanziaria. Il paranoico impiegato viene sballottato attraverso un’enorme rete di trasporto collettivo che, insieme a uno shampoo speciale e a un sistema di telecamere, sono mezzo di controllo dell’intera popolazione. Il viaggio di Roger attraverso l’Europa permette di ammirare le ottime riproduzioni di Parigi, Berlino e Stoccolma, fedelmente rappresentate e ben contestualizzate nella cupa ambientazione futura. Il tutto, purtroppo, è sminuito dalla pessima animazione né fluida né naturale dei personaggi, che rispecchia sia il modo approssimativo con cui essi sono tratteggiati sia la loro incapacità di influire sulla trama che li vede protagonisti.
In sostanza un buon soggetto, tradotto in una sceneggiatura priva di sapore e realizzato con evidenti carenze tecniche. Peccato per le occasioni sprecate, a livello europeo dovremo ancora attendere sia trame di fantascienza convincenti e appassionanti, sia l’arrivo di film d’animazione di buona fattura, in grado di contrastare lo strapotere nippo-statunitense.

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