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Immersione nell’adolescenza

Nella famiglia romana Forbicioni, piccolo-borghesi del quartiere Flaminio, formata dai genitori e da cinque figli, fra i quali spicca Giorgio, un tredicenne con gli occhiali molto studioso, arriva da Parigi la cugina Mignon, un’altezzosa quindicenne che suscita in Giorgio un sentimento mai provato. La ragazza lega con suo cugino, ma nel frattempo la corteggia Cacio, un ragazzo di borgata più grande.

Giorgio, già immerso in un periodo difficile, deve oltretutto affrontare altri problemi: il padre ha un rapporto con la commessa del suo negozio di libri, è l’unico a sentire gli sfoghi della mamma e vede morire la sua insegnante di lettere che lascia un figlio handicappato. Interiormente in lui inizia a crescere l’infelicità, e così tenta il suicidio con la naftalina, ma dopo una lavanda gastrica in ospedale torna a casa: è stato solo un “gesto teatrale” per far comprendere a tutti le sue inquietudini senza svelarle completamente.

Una sera mentre festeggiano tutti insieme, Mignon comunica che è incinta, ma in realtà la gravidanza è simulata, è un “gesto teatrale” per tornare a Parigi. Lascia Roma, Giorgio vede andar via Mignon, ma non può a raggiungerla perché non riesce più a passare tra le sbarre del cancello: l’infanzia è finita.

Scritto dalla regista Francesca Archibugi, “Mignon È Partita” è una cronaca familiare colorata da un ironico realismo, che tende più verso la commedia che al dramma. Ci trasporta nella quotidianità di una famiglia romana descritta nelle sue sfumature e nei tratti più marcati, riuscendo in questo modo a rendere il tutto più equilibrato. Una commedia fresca, soffice ma capace di affrontare ogni accento della vita. A volte il difficile sta nel riuscire a rappresentare la normalità in modo regolare e armoniosamente melodico, ma l’Archibugi in questo suo primo film c’è riuscita in pieno. I personaggi passano dal dolore più nero alla gioia, senza mai risultare costruiti. Il dolore che rappresenta il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, mostrato dalla cotta e dalla successiva delusione, spinge a maturare da soli.

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Dolcemente il personaggio di Giorgio ci riporta indietro nel tempo, al primo amore, riviamo la paura del momento del primo bacio, ma tutto scorre nella nostra testa in modo semplice, leggero e ci fa sorridere.
Alzi la mano chi di voi non si è mai sentito sciocco e piccolo piccolo di fronte al primo amore e soprattutto con addosso occhiali enormi e maglioncini di lana.

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Contro

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