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Istantanee di coscienza civile

Inquinando l’incantevole presa diretta dei vari “Paranoid Park”, “Last Days” o “Elephant”, con il cinema demagogico da blockbuster che gli è valso la nomination Oscar per “Will Hunting – Genio Ribelle”, Gus Van Sant riesce finalmente a coniugare le due facce del suo cinema.

Lo fa con un biopic che racconta gli otto anni di svolta nei quali Harvey Milk diventa il primo consigliere comunale dichiaratamente gay di San Francisco: animatore di un movimento che nasce nella California degli anni ’70 nel quartiere hippy di Castro, Milk raggruppa una comunità combattiva, positiva, motivata, che lotta per i propri diritti in un mondo sordo di personaggi grotteschi, da Anita Bryant, che vede nei gay l’incarnazione del male, al senatore Briggs, sostenitore della “Proposition 6″, un emendamento che avrebbe permesso il licenziamento degli insegnanti omosessuali dalle scuole.

Era scontata la bravura di Sean Penn che diventa Milk senza abbandonarsi ai possibili eccessi del ruolo; convincono anche il nuovo James Dean James Franco e lo spaventoso Josh Brolin, bolso, vacuo e bigotto.
Lo stile documentaristico è volutamente addolcito per consegnare la pellicola al grande pubblico: le scene che un altro Van Sant si sarebbe soffermato a dipingere con colori caldi e emozionali sono sacrificate per esigenze di narrazione proprio perché il regista, rinunciando al protagonismo, vuole destinare il film alle masse, come stimolo per riflettere.

“Milk” convince per i suoi meriti comunicativi: Gus Van Sant, gay dichiarato, sceglie di narrare una storia che a suo dire andava raccontata. Ma “Milk” è più di questo, è un grido di speranza per tutte le minoranze che vengono calpestate e sopraffatte da chi vorrebbe decidere delle vite degli altri. Harvey Milk ci ha creduto, era una persona comune che con passione e mestiere è riuscita a risvegliare le menti drogate dalla consuetudine.

Al cinema “Milk” era confinato nella sala che i frequentatori chiamano Autobus. C’erano dieci persone. Un’anziana coppia si voltava pudicamente ai primi baci di un film mai sfacciato, che tratta l’omosessualità con leggerezza.

Il finale probabilmente lo conoscete già, tre persone del pubblico piangevano.
La coppia anziana non aveva gli occhi gonfi ma guardava con tenerezza chi era rimasto toccato, forse luccicava anche in loro un rinnovato spirito di solidarietà.
Forse c’è speranza.

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