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Una critica spietata tutta in silenzio

Essenziale e ricchissimo. Con “Mille Anni Di Buone Preghiere”, oggi in dvd, il regista Wayne Wang esplora, con la consueta maestria, i sentimenti umani, accostando a questo percorso universale quello, più storico, del multiculturalismo.

Impossibile non ripensare all’irripetibile “Viaggio A Tokyo” del giapponese Yazushiro Ozu, quando vediamo l’anziano Shi arrivare negli Stati Unti per far visita alla figlia trentenne Yilan, un divorzio alle spalle. Subito colpisce l’asetticità dell’ambiente, fantasticamente riassunta nel carrello dell’aeroporto su cui vengono gettati i bagagli dei passeggeri. Shi, sul suo, ha stretto un fazzoletto rosso, simbolo del Comunismo di cui lui si definisce uno dei pochissimi veri sostenitori rimasti.
Qui inizia l’analisi – svolta tutta in un silenzio che raramente si incontra nel cinema – del rapporto tra la figlia e il genitore. Un rapporto difficile fatto appunto di molto non-detto, ma anche di un forte sentimento che riesce ad emergere solo attraverso alcuni piccoli simboli: un pranzo preparato con amore o un oggetto prezioso scelto in un negozio di antiquariato.

Parallelamente, Wang segue il padre, Shi – lasciato spesso solo dalla figlia, che preferisce alla sua compagnia perfino il buio solitario di una sala cinematografica – mentre si accosta alla cultura americana e stringe amicizia con un’anziana signora iraniana, Madame. I due emigrati sono l’uno l’antitesi dell’altra – il primo, fiero comunista, la seconda, orgogliosa neo-americana – ma sono accomunati del comune destino di genitori, fatto di gioie, ma anche di estreme delusioni, come il già citato classico di Ozu insegna.

In sostanza, un film che è in grado con estrema naturalezza di lanciare una critica precisa e tagliente alla società contemporanea senza però mai farlo scopertamente. Sopra tutto ci sono i rapporti tra gli esseri umani, e tutta la fede che serve per farli continuare pacificamente. Emozionante.

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