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Non esplodono le mine di Ferzan

Tommaso, aspirante scrittore in quel di Roma, torna a Lecce dalla sua famiglia per dichiarare la propria omosessualità e liberarsi dalla responsabilità di gestire assieme al fratello il pastificio di famiglia. Ma in un campo di mine vaganti capaci ognuna a suo modo di portar scompiglio nulla va come previsto.

Con affetto ed ironia Ozpetek tratteggia il colorato ritratto di una famiglia del sud: padre deluso, madre rigida, nonna ribelle legata al ricordo di un amore impossibile, zia svitata, figli scalpitanti. Filosofeggia sull’amore e sul destino, ribadendo la necessità di aprirsi agli altri così come sono (“la terra non può voler male all’albero”) e di non aver paura di seguire la propria strada per non avere rimpianti (“la vita non è mai nelle nostre stanze”).

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Ozpetek tenta la carta della commedia all’italiana ma il suo universo mostra la corda sia in termini tematici che stilistici. Lo scarto narrativo iniziale funziona e il coté comico affidato ai caratteri di contorno regala i momenti migliori, ma i tre protagonisti, cui è chiesto di far palpitare l’anima melo’, sono irrisolti e il dramma vibra autentico solo nel ritratto della nonna.
Parlare ancora di coming out è fuori tempo massimo? No, ma per far centro occorre una chiave narrativa meno scoperta e pretestuosa, in definitiva più stratificata.

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