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  • Miss Marzo

    Diretto da Zach Cregger, Trevor Moore

    Data di uscita: 03-07-2009

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Road (trip) to perdition

Eugene e Tucker sono amici d’infanzia. Il primo è il classico bravo ragazzo, tutto casa e astinenza sessuale, mentre la sua spalla fa da diavolo tentatore che lo spinge a prendere le decisioni più avventate e insensate. Tant’è che proprio in seguito ad un suo “consiglio”, Eugene ha un incidente che lo terrà in coma profondo per quattro anni, al risveglio dei quali scoprirà che la sua fidanzatina del liceo è diventata il paginone centrale dell’ultimo numero di Playboy.

Eugene si fa quindi convincere (ancora) che la cosa migliore da fare per riconquistare la sua ragazza ormai avviata alla perdizione sia raggiungerla ad Hollywood dove sta per tenersi uno dei famosi festini organizzati in casa del fondatore della celebre rivista, Hugh Hefner. Fra lezioni di stile, ex fidanzate inferocite, pompieri assassini e rapper miliardari feriti nell’orgoglio, il viaggio dei due eroi è una via di mezzo fra un road movie e una fuga disperata. Il finale “a sorpresa” ve lo risparmio. Così come, per dignità personale, non mi soffermerò sui risvolti comico-demenziali del film, che punta tutto su due-tre gag ripetute all’esasperazione.

Che il film fosse una commedia demenzial-adolescenziale lo si capiva fin dalla locandina, e fin qui niente di male. “Ma Miss Marzo” non è solo questo. È un film fuori tempo massimo, che sfrutta il successo (almeno in patria) dei due protagonisti/autori Zach Cregger e Trevor Moore ma non riesce mai ad uscire dalla dimensione dello sketch, con ammiccamenti e doppi sensi che non offendono l’intelligenza del pubblico ma semplicemente incrociano le dita e sperano che gli spettatori siano stati ibernati quindici anni fa e risvegliati subito prima di entrare in sala.

Se si infierisce tanto di fronte ad un film sostanzialmente innocuo è perché i motivi di disapprovazione sono molteplici e consistenti: perché la Fox Searchlight ha speso soldi per produrre un film simile? Perché Hugh Hefner, non esattamente il mito personale di chi scrive, d’accordo, ma pur sempre un uomo che dalla vita ha già avuto tutto quello che poteva chiedere, si è ridotto a cedere i diritti sul suo nome, marchio, persino sulla sua faccia, per comparire in una pellicola così sbagliata sotto ogni punto di vista? Ai posteri l’ardua sentenza.

OneLouder

All’uscita dal cinema ero con due amici. Mi è inopportunamente scappato un paragone diretto col capostipite del genere, “American Pie”. La risposta è stata: “In confronto, “American Pie” è il “2001 Odissea Nello Spazio” della commedia americana”. Credo renda l’idea.

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Contro

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