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La schiuma del sogno

Uscirà il 12 settembre la nuova attesissima fatica di Michel Gondry, presentata in anteprima nazionale al Giffoni Film Festival. E, diciamolo subito, è una cocente delusione. Quando uno stile personale diventa ostentazione e maniera non è un buon segno per il percorso creativo di un autore. Gondry è uno degli artisti visivi più influenti degli ultimi vent’anni, ma con questo film ha cercato di riprendere formula e stilemi de “L’arte del sogno” in modo da riannodare il filo conduttore di una carriera un po’ stagnante dopo la parentesi supereroistica hollywoodiana miseramente fallita.

Colin e Chloe s’incontrano, si piacciono, si sposano. Lei però si ammala gravemente e l’idillio s’interrompe bruscamente per diventare straziante coesistenza con un morbo che appare incurabile. Il problema di questo film risiede nel montaggio: tantissime invenzioni visive, splendide scenografie, folgoranti idee di design non riescono però a diventare una narrazione fluida e coerente. Gondry trova finalmente il lirismo e la poesia inseguiti vanamente per tutta la pellicola nell’ultimo quarto d’ora: la stop motion s’interrompe, i colori si desaturano fino a scomparire e le immagini assumono finalmente una forma compiuta anche nella continuità, aggrappandosi al buon vecchio stile espressionista.

OneLouder

Poteva essere l’ennesimo capolavoro visionario del grande regista francese, è soltanto un aggiornamento di forme già visti nei film precedenti. Gondry suscita simpatia per la passione, per il grande lavoro scenografico, per il suo mondo che ci propone un armamentario di modernariato analogico che rifiuta ostinatamente qualsiasi forma digitale. Ma questa volta, completamente concentrato sull’aspetto visivo, si dimentica d’imbastire un seppur minimo intreccio, e i personaggi di contorno sono tutti scritti malissimo. Dove sei Charlie Kaufman? Abbiamo tanto bisogno di te.

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Contro

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