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Senza via di scampo

Non c’è un solo “Mr. Vendetta” in questo film; ci sono, piuttosto, le storie di due disperazioni che si incrociano: una è quella di Ryu, giovane sordomuto che rapisce una bambina sperando di poter pagare, con i soldi del riscatto, le cure necessarie alla sorella malata. L’altra è quella di Park, il padre della bambina, desideroso di vendetta nei confronti del rapitore. Con uno sguardo gelido e implacabile, Park Chan-wook firma l’episodio più nero della sua Trilogia della Vendetta: una spirale inesorabile di violenza e tragedia che si fa via via più soffocante, chiudendo ogni possibile via di salvezza, ogni spiraglio di luce, e trasformandosi in una visione atrocemente pessimista di un’intera umanità condotta all’autodistruzione e alla sconfitta da un fato comunque avverso. Lo stile del regista è chirurgico e lucidissimo, fatto di impietose inquadrature statiche nelle quali l’orrore è ora tenuto fuori campo, ora mostrato in tutta la sua raggelante banalità; ne esce il ritratto di una società che si ciba (quasi letteralmente) degli elementi più deboli e indifesi, in un mondo che assiste impassibile al cataclisma dei rapporti umani. Nessuna redenzione sembra possibile. Lo spettatore, impotente di fronte al baratro, perde ogni punto di riferimento: a chi rivolgere la propria “sympathy”, la propria compassione, quando ogni personaggio è vittima sacrificale e spietato carnefice in ugual misura?

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